Villa Comunale, l'Arap sia chiara e non generica nel suo dire

"Che siano resi pubblici dati ufficiali ed informative", dichiara il consigliere regionale Giovanni Cavallari

- La Redazione

Villa Comunale, l'Arap sia chiara e non generica nel suo dire

TERAMO - La risposta di ARAP sulla situazione della Villa Comunale di Teramo lascia francamente perplessi. Nessuno vuole mettere in contrapposizione la Villa con le imprese, perché non è questa la questione. Il laghetto della Villa Comunale, con i pesci, le tartarughe, i cigni e gli altri animali ospitati, sta vivendo una situazione di grave sofferenza a causa della scarsità d’acqua. È un patrimonio della città che deve essere tutelato e non può essere lasciato senz’acqua.

Ma contemporaneamente esiste un’altra emergenza, quella dei nuclei industriali, della quale ARAP sembra essersi accorta solo a fasi alterne.

Le vasche di Carapollo hanno una capacità complessiva di circa 40.000 metri cubi e svolgono una funzione fondamentale per le attività produttive, garantendo anche la disponibilità idrica necessaria al funzionamento degli impianti antincendio delle aziende. Oggi, però, quelle vasche risultano riempite soltanto per circa un metro, forse anche meno. Una situazione che sta creando difficoltà di approvvigionamento alle imprese e che pone un problema concreto sulla pressione e sulle portate disponibili nella rete.

Qui ARAP deve assumersi una responsabilità precisa. Le imprese consorziate pagano per un servizio e pagano anche per una rete destinata a garantire la disponibilità idrica necessaria alla sicurezza antincendio. Non si tratta di un servizio accessorio, ma di una questione che riguarda la sicurezza delle persone, degli stabilimenti e dei territori nei quali operano le aziende.

Se la rete non è oggi in grado di garantire le portate e le pressioni necessarie, ARAP deve dirlo con chiarezza e spiegare quali misure siano state adottate per garantire la sicurezza delle aziende e quali interventi siano necessari per ripristinare condizioni di piena efficienza. Non è accettabile che un’impresa paghi un servizio antincendio e, contemporaneamente, debba interrogarsi sulla reale disponibilità dell’acqua necessaria a quel servizio.

C’è poi un ulteriore elemento che merita un chiarimento. Il normale funzionamento della rete prevedeva che dalle vasche di Carapollo venissero alimentate due vasche di accumulo in località Montecchia, nel Comune di Castellalto, dalle quali partiva poi la rete distributiva verso gli agglomerati industriali di Piane Sant’Atto, Montecchia e Case Molino.

Secondo quanto appreso, le vasche di Montecchia non sarebbero attualmente utilizzate e il loro funzionamento risulterebbe sospeso da tempo. Anche su questo aspetto appare quindi necessario fare chiarezza, verificando le condizioni delle infrastrutture, le ragioni del loro mancato utilizzo e le eventuali attività di manutenzione o ripristino necessarie.

Si tratta di un elemento che merita attenzione nell’ambito della valutazione complessiva della rete, soprattutto alla luce delle attuali difficoltà di approvvigionamento e della necessità di garantire adeguate condizioni di sicurezza agli insediamenti produttivi.

La stessa ARAP, nel comunicato diffuso sulla Villa Comunale, afferma che la risorsa proveniente dal Vezzola alimenta sia il sistema produttivo sia alcuni utilizzi comunali, compreso il laghetto della Villa, e riconosce che la medesima risorsa concorre alla disponibilità idrica necessaria al sistema antincendio.

È quindi importante che venga chiarito come la risorsa venga oggi gestita e distribuita tra i diversi utilizzi e quale sia l’effettiva capacità del sistema di garantire continuità e adeguati livelli di servizio, soprattutto per quanto riguarda le esigenze di sicurezza antincendio delle attività produttive.

ARAP afferma inoltre di aver segnalato già nel mese di giugno alle imprese, al Comune e ai Vigili del Fuoco la riduzione delle portate disponibili. Se questa situazione era già conosciuta, appare opportuno comprendere quali misure siano state progressivamente adottate per gestire la riduzione della disponibilità idrica e prevenire ulteriori criticità.

Perché non stiamo parlando soltanto dell’acqua necessaria alla Villa Comunale. Stiamo parlando di imprese, produzione, sicurezza e antincendio. E stiamo parlando della stessa risorsa e di un sistema di adduzione che deve essere in grado di rispondere a esigenze diverse e contemporanee.

Per questo non è utile trasformare la vicenda in una discussione sui consumi della Villa o sulle eventuali inefficienze della rete. Il Comune non è il problema. La Villa non è il problema. Le imprese non sono il problema. Il problema è la capacità di programmare e gestire una risorsa limitata, garantendo contemporaneamente tutti gli utilizzi e, soprattutto, quelli legati alla sicurezza.

ARAP parla di necessità di “amministrare responsabilmente” una risorsa che non è illimitata. Ma responsabilità significa anche prevenire, programmare e mantenere efficienti le infrastrutture esistenti. Significa non aspettare che le vasche siano quasi vuote, che le imprese siano in difficoltà o che emerga il problema della sicurezza antincendio.

Le vasche di Carapollo hanno una capacità di circa 40.000 metri cubi e risultano oggi quasi vuote. Le vasche di Montecchia, secondo quanto appreso, non sarebbero utilizzate da tempo. Le aziende hanno bisogno d’acqua e gli impianti antincendio hanno bisogno di acqua. Le imprese pagano per un servizio che deve essere efficiente e affidabile. Allo stesso tempo, la Villa Comunale e gli animali che vi sono ospitati hanno bisogno della stessa risorsa.

È proprio per questo che non serve mettere in contrapposizione le diverse esigenze. Serve una gestione trasparente, programmata e tecnicamente adeguata dell’intero sistema.

Come Abruzzo Insieme riteniamo quindi necessario che ARAP renda pubblici dati e informazioni puntuali sulla situazione: quanta acqua arriva dal Vezzola, quanta ne arriva a Carapollo, quale sia il livello effettivo delle vasche, quali siano oggi le pressioni disponibili nella rete antincendio e se gli impianti delle aziende siano nelle condizioni di garantire pienamente la propria funzione.

Allo stesso modo, è necessario chiarire la situazione delle vasche di Montecchia, le ragioni del loro mancato utilizzo e le eventuali attività previste per il loro ripristino o la loro piena funzionalità.

Quando si parla di antincendio non è più il momento delle dichiarazioni generiche. È il momento della responsabilità e della verifica concreta delle condizioni di sicurezza.

ARAP non può limitarsi a verificare i dati quando il problema diventa pubblico. Quei dati devono essere conosciuti, monitorati e gestiti prima che l’emergenza si manifesti.

Perché ancora una volta sembra che il problema venga affrontato quando ormai è diventato un caso.

Questa volta non basta accorgersene. Bisogna risolverlo.