Taglieri e Alessandrini (M5S): “Sull’acqua il centrodestra è fermo, diviso e in ritardo"
"Il tempo è ormai agli sgoccioli”. Lo affermano Francesco Taglieri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Abruzzo e Erika Alessandrini, consigliere regionale
- La Redazione
L'AQUILA - “Altro che ‘forza dell’acqua’. In Abruzzo, la vera forza che emerge è quella delle contraddizioni e delle responsabilità politiche di un centrodestra incapace, da mesi, di assumere una decisione chiara su una riforma decisiva per il futuro di un bene essenziale. Mentre si organizzano convegni, si moltiplicano le dichiarazioni e si prova a raccontare una riforma come già compiuta, la realtà è ben diversa: il progetto di legge sul servizio idrico integrato resta fermo, ostaggio di veti incrociati, resistenze territoriali e interessi che la maggioranza non riesce – o non vuole – comporre. Eppure il tempo è ormai agli sgoccioli”. Lo affermano Francesco Taglieri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Abruzzo e Erika Alessandrini, consigliere regionale della stessa forza politica.
“Lo dicono gli stessi promotori della riforma”, continuano i consiglieri del M5S, “senza una legge approvata entro il prossimo mese, si aprirà inevitabilmente la stagione delle gare, con il concreto rischio che la gestione dell’acqua finisca in mano a grandi operatori privati, molto più strutturati rispetto alle attuali società pubbliche locali. Non è un’ipotesi astratta, ma una conseguenza diretta dell’inerzia politica della destra abruzzese. Nel frattempo l’acqua abruzzese continua a rappresentare un asset estremamente appetibile per il mercato: è di sorgente, ha costi di trattamento più bassi e quindi garantisce margini rilevanti per eventuali gestori privati. E di fronte a questo scenario, colpisce – e preoccupa – l’assenza di una posizione chiara da parte del presidente della Regione, Marco Marsilio”. “In questi anni non è mai arrivata una presa di posizione netta del presidente Marsilio a difesa della gestione pubblica del servizio idrico”, denunciano Alessandrini e Taglieri. “Al contrario, più volte è stata evidenziata l’efficienza dei modelli privati, contribuendo a delineare un orientamento politico che oggi appare tutt’altro che neutrale. Una linea che trova un riscontro evidente anche nei lavori del Consiglio regionale, dove la proposta di legge continua a non essere calendarizzata in aula dal proponente Sospiri. Un ritardo che non è più giustificabile e che finisce per assumere un significato politico preciso. Da una parte si continua a negare l’esistenza di divisioni interne, dall’altra, i fatti raccontano mesi di paralisi in una commissione convocata col contagocce, in un confronto che si arena sistematicamente su equilibri di potere e logiche territoriali evidentemente ingestibili. Il risultato è un immobilismo che rischia di tradursi in una scelta precisa: lasciare campo libero al mercato”. “Ci parlano di urgenza e di riforme necessarie, ma sono gli stessi che da mesi tengono il provvedimento fermo in seconda commissione. È un comportamento grave, perché mentre loro rinviano, il rischio di privatizzazione diventa ogni giorno più concreto”, dichiara il capogruppo M5S Francesco Taglieri. “Qui non siamo di fronte a un semplice ritardo amministrativo, ma a una precisa responsabilità politica. O si difende la gestione pubblica con atti concreti, oppure si accompagna consapevolmente il sistema verso il mercato”, aggiunge la consigliera regionale Erika Alessandrini. “Il Movimento 5 Stelle non accetta ambiguità: difenderemo la gestione pubblica dell’acqua in Abruzzo sempre e senza compromessi, al di là di ogni logica di parte, campanilismo o equilibrio interno alla maggioranza. Perché su un diritto fondamentale non sono ammesse zone grigie. L’acqua è il bene più prezioso che abbiamo e deve restare sotto il controllo pubblico, nell’interesse esclusivo dei cittadini abruzzesi, non può diventare una leva di profitto per pochi”, sottolineano i consiglieri del Movimento 5 Stelle. “Più che ‘la forza dell’acqua’, qui vediamo tutta la debolezza di una politica che non decide e che, proprio per questo, espone un bene comune a rischi gravissimi. Quando la politica sceglie di non scegliere, sta già prendendo posizione. E quella posizione”, concludono Alessandrini e Taglieri, “oggi coincide con l’apertura ai privati”.