Tagli boschivi nelle aree protette in Abruzzo, dossier ambientalista denuncia deregulation

Ben 32 progetti di taglio su 720 ettari in tre anni e mezzo, come 1.000 campi di calcio, e centinaia di migliaia di faggi e querce tagliate con progetti carenti e palesemente incoerenti con le norme

- La Redazione

Tagli boschivi nelle aree protette in Abruzzo, dossier ambientalista denuncia deregulation

SOA, LIPU e ForumAmbientalista "Rapporto inviato alla Commissione EU perché intervenga, la Regione ripristini misure di conservazione appropriate improvvidamente cancellate nove anni fa, serve prevedere "isole di biodiversità" da preservare dal taglio nei progetti, zone più pregiate da destinare solo alla tutela e aumento della quantità di legno morto fondamentale per tante specie".

"Il taglio dei boschi a fini produttivi nelle aree protette in Abruzzo avviene in un regime di quasi completa deregulation, violando palesemente e sistematicamente le direttive comunitarie "Habitat" e "Uccelli", poste a tutela della biodiversità, mettendo a rischio specie protette a livello internazionale, dall'orso bruno al picchio dorsobianco. Le associazioni dopo anni di osservazioni sui singoli progetti cadute quasi del tutto nel vuoto hanno deciso di approfondire un caso-studio paradigmatico, quello del sito Natura2000 dei Monti Simbruini, al confine tra Abruzzo e Lazio. Sono stati passati ai raggi X ben 32 progetti di taglio boschivo depositati in soli tre anni e mezzo per la valutazione della regione, interventi che interessano ben 723 ettari - una superficie pari a 1.000 campi da calcio - di pregevoli faggete, querceti, orno-ostrieti e castagneti sulla carta tutelati dalla UE" così le associazioni Stazione Ornitologica Abruzzese, LIPU e ForumAmbientalista commentano le evidenze del rapporto "Tagli boschivi nelle aree protette e valutazioni ambientali. Il caso-studio dei Monti Simbruini" diffuso oggi dalle stesse associazioni.


Il quadro che emerge dal rapporto di 53 pagine, colmo di dati inequivocabili, è a tinte fosche. Praticamente la Regione Abruzzo continua ad approvare progetti con documentazione palesemente carente rispetto alle Linee guida nazionali sulla Valutazione di Incidenza Ambientale del 2019, in piena e diretta violazione delle norme nazionali e comunitarie. Basterà dire che solo il 19% dei progetti citava l'esistenza di tali Linee guida nazionali, peraltro sempre in poche righe e senza applicarle realmente. Una minima parte dei progetti, sempre il 19%, cita il Patom, l'accordo per l'orso bruno marsicano, anche in questo caso senza darne concreta applicazione.


Infatti solo un progetto su 32, pari al 3% riportava dati di campo di monitoraggio sulla presenza nel sito oggetto di taglio delle diverse specie tutelate. Il restante 97% non dava alcun dato raccolto con i metodi previsti dalle Linee guida nazionali.


Solo in 3 progetti su 32 (pari a un misero 6%) i tecnici incaricati hanno accennato al cosiddetto "effetto cumulo" di progetti contigui, peraltro in maniera del tutto aleatoria.


Fatto 100 l'indice di coerenza piena con gli standard conoscitivi richiesti dalle Linee guida nazionali, i progetti hanno presentato un livello di coerenza medio dell’11,2%. Nessun progetto supera il 50% di coerenza e ben 7 hanno ottenuto un punteggio pari allo 0%.


Insomma, i progetti sono palesemente incompleti e carenti.


Nel rapporto sono inseriti anche i dati di un recente monitoraggio promosso dalla Stazione Ornitologica Abruzzese che dimostra la presenza del rarissimo Picchio dorsobianco in diverse zone interessate dai progetti di taglio, quando i progettisti hanno dichiarato di non aver mai osservato tale specie strettamente connessa a foreste mature.


Ovviamente non mancano gli strafalcioni e i copia-incolla, a cui però non segue il rigetto della documentazione da parte degli uffici regionali come prevederebbero le norme. 


Il 71% dei 32 progetti, ognuno dei quali impegna 22 ettari in media di bosco per un totale di oltre 100.000 alberi abbattuti e 776.200 quintali di legna asportata, con 6 progetti oltre i 50 ettari e una punta di 68, è stato redatto dagli stessi due tecnici; gli studi di incidenza ambientale sono stati redatti solo da forestali e agronomi. Nessun progetto vede il coinvolgimento di naturalisti e biologi specialisti di specie come l'orso bruno, picchi, rapaci forestali, pipistrelli ed habitat al fine di assicurare quell'approccio multidisciplinare previsto espressamente dalle Linee guida nazionali.


Il 78% dei progetti è stato presentato dai comuni nell'ambito dell'uso civico. In realtà nella stragrande parte dei casi, per una superficie di ben 666 ettari, si tratta tagli per ottenere legna destinata al commercio e non alla distribuzione diretta alla popolazione, cui sono destinati solo 6 progetti, per 38 ettari. Ricordiamo che le norme sugli usi civici impongono ai comuni, che sono al massimo i meri gestori di tali aree ma non i proprietari, di usare eventuali entrate di questo tipo esclusivamente per interventi di miglioramento di pascoli e foreste e non per coprire spese ordinarie dei comune, cioè per fare "cassa". 


La Regione Abruzzo solo 9 anni fa, a 22 anni dalla perimetrazione del sito avvenuta nel 1995, ha varato le misure di conservazione per i boschi dell'area con limiti al taglio. Dopo pochi mesi le ha praticamente azzerate rimandando a un regolamento sui tagli forestali che non ha mai visto la luce.


Il Piano di Gestione del sito Natura2000, che interessa 20.000 ettari su 11 comuni, redatto nel 2014 è costato 113.000 euro di fondi europei ma a distanza di 12 anni attende ancora l'approvazione ufficiale, come d'altronde i piani di tutti i restanti siti della Regione, costati complessivamente 4 milioni di euro.


La Regione ha individuato il comune di Morino come soggetto gestore dell'intera area. Peccato che questo piccolo comune non abbia alcuna struttura tecnica con all'interno soggetti con qualifiche adeguate, tanto che a dare i pareri sui tagli boschivi è il geometra comunale.


Continuano le associazioni "Lo studio evidenzia che neanche la fase riproduttiva degli uccelli è salvaguardata nonostante i precisi obblighi di derivazione comunitaria, con una sovrapposizione tra periodo di taglio autorizzato e periodo riproduttivo in media di 61,4 giorni, pari al 40,1%. Solo in 2 casi - solo a seguito delle osservazioni delle associazioni – il periodo di nidificazione è stato integralmente salvaguardato. Poche sono le luci: la partecipazione delle associazioni che hanno presentato osservazioni nel 47% delle procedure, segnalando criticità evidenti a cui la Regione è rimasta sostanzialmente indifferente. Poi il fatto che la struttura regionale abbia assicurato sopralluoghi con i propri tecnici su quasi tutti i siti interessati dai tagli. Infine, la presenza di personale con qualifiche adeguate presso l'ente regionale. Infine, da segnalare la regolamentazione dell'accesso alla strade camionabili montane varata dal comune di Pereto, un esempio che dovrebbe essere seguito da tutti i comuni anche per la prevenzione del bracconaggio e degli incendi boschivi. E' fondamentale dotare il comune di Morino degli strumenti adeguati necessari per gestire un'area così vasta anche per rafforzare e replicare le, poche, esperienze positive"


Preoccupa poi la questione della vigilanza visto che i Carabinieri-Forestali hanno risposto solo parzialmente e solo dopo reiterati solleciti agli accessi agli atti formulati. Ora il caso è all'attenzione del responsabile della trasparenza del Comando nazionale dell'Arma. Tra le poche carte pervenute, quella di segnalazione dell'avvio di un taglio boschivo comunicato dal direttore dei lavori il 3 aprile, quando la Regione Abruzzo aveva imposto la sospensione per la tutela della riproduzione dell'avifauna dall'1 aprile al 31 luglio!


Concludono le associazioni "Il rapporto è ora all'attenzione della Commissione EU che ha già un faro acceso sulle inadempienze dello stato italiano in materia di Valutazione di Incidenza Ambientale e tutela dei siti Natura2000. In ogni caso abbiamo elencato decine di proposte per cambiare rotta e ripristinare la legalità. La Regione reintroduca le misure di conservazione appropriate improvvidamente cancellate nove anni fa. Ad esempio, serve prevedere "isole di biodiversità" da preservare dal taglio nell'ambito dei progetti, escludere dai progetti almeno il 5% del sito Natura2000 per tutelare le zone più pregiate dal punto di vista naturalistico, aumentare la quantità di legno morto fondamentale per tante specie".