Sotto i campi di Martinsicuro riposa una città romana

Alla foce del Tronto sorgeva un tempo Castrum Truentinum: fu individuata nel '91-'93

- Walter Cori

Sotto i campi di Martinsicuro riposa una città romana

MARTINSICURO - Alla foce del Tronto, al confine tra Abruzzo e Marche, sorgeva un tempo una città ricordata da Cicerone, Strabone e Plinio il Vecchio: Truentum, detta anche Castrum Truentinum. Qui terminava la via Salaria, una delle più antiche strade d’Italia, che da Roma attraversava l’Appennino fino all’Adriatico, e qui si incrociava con la strada litoranea che collegava Ancona a Brindisi. La città disponeva di un approdo alla foce del fiume, allora navigabile per alcune miglia controcorrente.
Per secoli dell’esatta ubicazione della città si era persa ogni memoria.

La città fu individuata con certezza solo tra il 1991 e il 1993 a Martinsicuro, in località Case Feriozzi. Tra il 1991 e il 1995 la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo vi condusse quattro campagne di scavo sotto la direzione di Andrea R. Staffa. Nel 2001 l’area fu vincolata come area archeologica con decreto ministeriale. Tra il 2003 e il 2004 le indagini furono estese al vicino Colle Di Marzio, sede dell’abitato dell’età del Bronzo da cui la città ebbe origine.
Furono portati alla luce: un quartiere commerciale, una strada basolata, magazzini, portici, botteghe, abitazioni e un edificio pubblico lungo oltre 50 metri, il “macellum” (il mercato cittadino). Furono rinvenute inoltre alcune dita in bronzo di una statua a grandezza naturale, e una piccola arula in pietra decorata con un delfino e un’anfora, oltre ad utensili in bronzo e osso per riparare le reti, testimonianza della presenza di pescatori. La città, tra la fine del IV e l’inizio del V secolo divenne sede vescovile, e uno dei suoi vescovi, Vitale, fu inviato come legato papale a Costantinopoli. Nel XVI secolo, sul sito della città antica, l’imperatore Carlo V fece erigere il Torrione e la Casa Doganale che oggi ospita l’Antiquarium con i reperti degli scavi.
Tutto questo proviene però da una piccola porzione della città antica. “Gran parte di Truentum giace ancora sotto i campi, le strade e il terrapieno della ferrovia ed è nostro preciso obiettivo indagare e valorizzare questo patrimonio di inestimabile valore. Per questo abbiamo deciso di avviare nuove indagini geofisiche, con l’obiettivo di capire che cosa si conservi nei settori della città non ancora raggiunti dagli scavi e pianificare le azioni future” - commentano la consigliera delegata alla Cultura, Giuseppina Camaioni, e la consigliera delegata alla valorizzazione dell’area archeologica, Valentina Coccia.
Tra il 21 e il 24 settembre 2026 sono stati indagati con il georadar cinque aree di indagine, per una superficie complessiva di circa 3 ettari. Sono stati acquisiti 364 profili paralleli, per una lunghezza totale di circa 27 chilometri. Il georadar invia nel sottosuolo brevi impulsi elettromagnetici e ne registra le riflessioni su strati e oggetti con proprietà diverse, come muri, pavimenti o riempimenti di antiche fosse. È stata scelta deliberatamente un’antenna da 160 MHz. Rispetto alle antenne a frequenza più alta offre un’immagine meno dettagliata, ma le onde penetrano molto più in profondità. A Martinsicuro questa è una condizione indispensabile, perché i resti della città romana sono sepolti sotto spessi depositi alluvionali e colluviali. 
Si è arrivati a questo ciclo di indagini non invasive grazie all’autorizzazione della SABAP per le Province di L’Aquila e Teramo. Solo la sinergia e la collaborazione di più forze ha reso possibile che avvenisse questo: la funzionaria archeologa della SABAP, Gilda Assenti; il Sindaco Massimo Vagnoni e l’Amministrazione Comunale di Martinsicuro; i proprietari dei terreni dell’area archeologica; il presidente del Gruppo Archeologico del Medio Adriatico, Pasquale Tucci.
Le indagini sono state eseguite dalla società archeologica ABACO su incarico del Comune di Martinsicuro. I dati raccolti sono attualmente in fase di elaborazione. Solo al termine di questo lavoro sarà possibile dire se nei dati compaiono tracciati stradali, planimetrie di edifici o tracce del porto. I risultati saranno poi confrontati con la documentazione degli scavi precedenti e resi pubblici mediante un incontro dedicato. “Martinsicuro custodisce un patrimonio archeologico che rappresenta una parte fondamentale della nostra identità e delle nostre radici», dichiara il sindaco Massimo Vagnoni. “Come Amministrazione crediamo fortemente nella necessità di investire nella riscoperta della nostra storia, attraverso la collaborazione con gli enti competenti e il mondo della ricerca. L’auspicio è che questo lavoro possa aprire nuove prospettive per la valorizzazione culturale e turistica del nostro territorio” - Ufficio Stampa -