Sono 120 i Bar nel teramano che cessano l'attività

La provincia di Teramo registra la seconda flessione percentuale più alta d’Abruzzo

- Walter Cori

Sono 120 i Bar nel teramano che cessano l'attività

TERAMO - La diminuzione delle imprese del servizio bar richiede attenzione in tutta la provincia di Teramo. Il dato più preoccupante, tuttavia, riguarda il territorio fuori dal capoluogo. Tra il 2019 e il 2025, le imprese registrate nella provincia sono passate da 989 a 859: un saldo di 130 imprese in meno (-13,1%). Nel Comune di Teramo sono scese da 149 a 139 (-6,7%). Negli altri comuni, considerati insieme, sono passate da 840 a 720: 120 imprese in meno (-14,3%).

Nel confronto tra le quattro province abruzzesi, Teramo registra la seconda flessione percentuale più pesante, dopo quella dell’Aquila. È su questo dato, e soprattutto sulla differenza tra il capoluogo e il resto della provincia, che FIEPET Confesercenti Teramo richiama l’attenzione dopo la diffusione dei dati regionali elaborati dall’Ufficio economico di Confesercenti su dati InfoCamere. La flessione nella città di Teramo non va sottovalutata; quella registrata negli altri comuni rende necessario capire meglio quali territori e comunità siano maggiormente esposti.

«Quando un bar chiude, quando si oscura una vetrina, non scompare soltanto un’insegna», dichiara Valerio Di Mattia, presidente provinciale FIEPET Confesercenti Teramo. «Sappiamo tutti per esperienza quanto conti un bar per la vita di una comunità. È un luogo in cui le persone si incontrano ogni giorno e un’attività che genera lavoro, acquisti dai fornitori e occasioni di consumo. Attorno a queste attività si sviluppa un indotto sociale ed economico locale che spesso non viene considerato. Dobbiamo prestare attenzione a ogni realtà, a partire dai quartieri del capoluogo, e approfondire con particolare cura ciò che accade nel resto della provincia».

«Sulla costa la concentrazione dei consumi nei picchi della stagione balneare può rendere difficile mantenere un’attività aperta tutto l’anno, anche in considerazione dei costi fissi che restano in progressivo aumento e della diradazione del lavoro oltre i mesi estivi», prosegue Di Mattia. «La perdita di un bar può lasciare in questi luoghi un quartiere privo di un servizio e di un punto di incontro, con conseguenze particolarmente avvertite da chi vi risiede stabilmente. Nei borghi e nelle comunità montane, dove i luoghi di socialità e i servizi sono già meno numerosi e segnati dalla tendenza allo spopolamento, la scomparsa di un’attività può pesare ancora di più. Sono situazioni diverse: non possiamo affrontarle tutte con la stessa risposta».

Per Fiepet, il passo successivo è approfondire i dati comune per comune e coinvolgere le imprese e le amministrazioni pubbliche nella ricerca delle soluzioni. Occorre individuare dove si sta riducendo la rete dei servizi di prossimità e quali difficoltà incidono sulla continuità delle attività. I Comuni possono sostenere questo percorso di riorganizzazione per quanto di loro competenza, valutando insieme alle associazioni di categoria interventi adatti alle esigenze dei quartieri, delle località costiere e delle aree interne.

«I numeri chiedono attenzione ovunque, nel capoluogo ed ancora di più in provincia, e devono spingerci a cercare, con ancora più determinazione, le soluzioni per invertire questa tendenza», conclude Di Mattia. «La raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti contro la desertificazione commerciale è un’occasione per portare il problema al centro delle scelte pubbliche. Riguarda anche bar e ristoranti e può aprire un lavoro concreto sulla riorganizzazione delle attività di prossimità, territorio per territorio, paese per paese. Invitiamo i gestori a partecipare, i cittadini a firmare e le amministrazioni a contribuire, nell’ambito delle proprie competenze, alla costruzione delle risposte di cui le comunità hanno bisogno» - Valerio Di Mattia, Presidente provinciale Fiepet Confesercenti Teramo -

(foto di repertorio)