Sicurezza sul lavoro, dati da bollettino di guerra per la Giornata Mondiale

Più di 3 decessi al giorno e 6.000 infortuni, Cgil: non fatalità ma emergenza nazionale. Servono prevenzione, formazione e controlli

- La Redazione

Sicurezza sul lavoro, dati da bollettino di guerra per la Giornata Mondiale

PESCARA - Il 28 aprile non è una data da segnare in agenda e dimenticare. È la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, e quest'anno più che mai va letta per quello che è: la fotografia di un'emergenza nazionale che non accenna a rientrare. I numeri parlano chiaro, e non lasciano spazio a un’interpretazione benevola. In Italia si registrano ogni anno, in media, oltre mille morti, ovvero più di tre decessi al giorni, nonché circa 6.000 infortuni sul lavoro, il 30% di questi, portano ad invalidità permanenti.

Le denunce di malattia professionali all'Inail sono oltre 88.000 di queste, in tantissimi casi, il progressivo peggioramento delle patologie porta a invalidità con morte. Di fronte a queste cifre, invocare la fatalità è un esercizio di ipocrisia. Parliamo di un vero e proprio bollettino di guerra.

"Con questi numeri non si può parlare di sfortuna o di fatalità - dice Franco Spina, Segretario Regionale CGIL Abruzzo Molise - si tratta di una vera e propria emergenza, e come tale va affrontata. Il punto di partenza è uno solo: la prevenzione. Troppo spesso le aziende considerano la sicurezza sul lavoro un costo da tagliare, anziché un investimento da sostenere, questo approccio è sbagliato, oltre che pericoloso".

Un nodo cruciale riguarda il sistema degli appalti. Le catene di subappalto sempre più lunghe disperdono le responsabilità, creano anelli deboli, e finiscono per lasciare i lavoratori esposti a rischi per i quali nessuno è chiamato a rispondere. Il committente non può restare ai margini di questo sistema: deve essere coinvolto e responsabilizzato.

C'è poi il tema del lavoro precario, ovvero quel lavoro che non dà certezze sulla sostenibilità economica ma nemmeno su quello della prevenzione di salute e sicurezza, poiché spesso per il lavoro a chiamata si guarda alla produttività e non alla formazione sulla sicurezza. RLS e RLST, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, devono essere parte attiva di questi processi, non figuranti di un adempimento burocratico.

La formazione deve essere permanente, approfondita ed è necessario anche che la sicurezza diventi culturalmente una materia di studio a partire dalle scuole primarie per abituare e formare le nuove generazioni di lavoratori.

"Fondamentale anche la questione dei controlli - conclude Franco Spina -. In vent'anni abbiamo assistito a un progressivo, allarmante svuotamento degli organi ispettivi, con meno 6.000 unità. Meno ispettori significa meno verifiche, e meno verifiche significa più rischi. Gli investimenti in questa direzione non sono più rinviabili. Il luogo di lavoro dovrebbe essere lo spazio in cui una persona esprime la propria dignità professionale. Invece, troppo spesso, è diventato il posto più pericoloso in cui stare, tutto questo è inaccettabile. Il 28 aprile deve essere l'occasione per ribadirlo con chiarezza, e per pretendere risposte concrete da chi ha la responsabilità di darle".