Servizio idrico, la protesta dei consiglieri teramani
"Non partecipiamo a un voto che non offre certezze ai territori e alla gestione pubblica dell’acqua" affermano Cavallati, Mariani e Pepe
- Walter Cori
L'AQUILA - «La scelta di abbandonare l’Aula e di non partecipare al voto sul parere relativo al documento predisposto dall’ERSI non è stata dettata da una posizione pregiudiziale, ma dalla necessità di mantenere una linea coerente con quanto da noi sostenuto durante l’intero percorso di discussione e approvazione della riforma del Servizio Idrico Integrato».
Lo dichiarano i consiglieri regionali Sandro Mariani e Dino Pepe del Partito Democratico e Giovanni Cavallari di Abruzzo Insieme, spiegando le ragioni della decisione assunta insieme a numerosi altri rappresentanti delle opposizioni.
«Già nel corso del dibattito conclusosi lo scorso 26 maggio – ricordano i tre consiglieri – avevamo espresso forti perplessità su una riforma che non definisce con sufficiente chiarezza il futuro assetto del servizio idrico abruzzese e che rinvia alla Giunta regionale le decisioni sostanziali. Partecipare oggi al voto avrebbe significato avallare un percorso che continua a non offrire le garanzie da noi richieste».
Secondo Mariani, Pepe e Cavallari, infatti, lo studio dell’ERSI prospetta la possibilità di suddividere l’Ambito Territoriale Unico Regionale in due sub-ambiti, ma non determina con certezza che questo sarà l’assetto definitivamente adottato.
«La proposta dell’ERSI rappresenta soltanto uno dei passaggi previsti dalla legge. Non stabilisce in maniera definitiva la costituzione dei due sub-ambiti e, soprattutto, non vincola la Giunta regionale, alla quale resta affidata la decisione politica conclusiva. È proprio questo uno dei principali limiti che avevamo denunciato durante l’approvazione della riforma: il parere richiesto alle Commissioni consiliari è obbligatorio, ma non vincolante. La Giunta potrà quindi assumere scelte differenti, senza che le indicazioni espresse in questa sede costituiscano una reale garanzia per i territori».
A preoccupare i consiglieri sono anche le incertezze relative al percorso che interesserà il territorio teramano, alla luce delle differenti scadenze degli affidamenti attualmente esistenti.
«Il documento non chiarisce adeguatamente quale sarà l’effettivo iter del sub-ambito nel quale dovrebbe essere ricompreso il Teramano, né come verrà gestita la fase transitoria fino al 2031, anno di scadenza della concessione affidata a Gran Sasso Acqua. Non si comprende quali saranno i tempi, gli strumenti societari e amministrativi e le concrete modalità attraverso le quali dovrebbero integrarsi realtà territoriali caratterizzate da concessioni, modelli gestionali e situazioni economiche differenti».
«Quando si interviene su un servizio essenziale come quello idrico – proseguono – non sono sufficienti ipotesi o generiche rassicurazioni. Servono certezze normative, amministrative e finanziarie, perché le scelte compiute oggi produrranno conseguenze per molti anni sulle comunità locali, sulle società pubbliche, sui lavoratori e, soprattutto, sulle tariffe pagate dai cittadini».
Mariani, Pepe e Cavallari ribadiscono quindi la posizione già espressa nel corso della discussione della legge regionale.
«La nostra visione resta immutata: l’acqua è un bene pubblico e la sua gestione deve rimanere integralmente pubblica, non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma anche nell’effettiva governance delle società e nei processi decisionali. Allo stato attuale continuano invece a rimanere in piedi scenari differenti, non sufficientemente definiti e incapaci di mettere completamente al riparo il carattere pubblico del servizio nel medio e lungo periodo».
Per i tre consiglieri, una riforma realmente equilibrata dovrebbe inoltre tutelare le esperienze territoriali che hanno prodotto risultati positivi.
«Non si può ridisegnare il sistema idrico regionale applicando modelli astratti e ignorando le differenze esistenti. In Abruzzo ci sono territori che hanno mantenuto tariffe contenute, sviluppato buone pratiche di governance e costruito società pubbliche capaci di offrire servizi efficienti. Queste esperienze devono essere tutelate e valorizzate, non esposte al rischio di essere assorbite in processi poco chiari o di dover sostenere inefficienze e criticità maturate altrove».
«Non partecipare al voto – concludono i consiglieri – è stato dunque un atto di coerenza politica e di responsabilità istituzionale. Non intendiamo esprimere un voto meramente formale su un documento che non scioglie i nodi fondamentali della riforma e che, in ogni caso, non vincola le successive decisioni della Giunta regionale. Continueremo a chiedere trasparenza sui percorsi, garanzie effettive sulla gestione interamente pubblica dell’acqua e una tutela concreta dei territori, delle loro esperienze virtuose e dei cittadini abruzzesi».