Sciopero scuola, i Giovani Democratici in piazza contro la riforma degli istituti tecnici
I GD con i sindacati per dire no alla riduzione da cinque a quattro anni come previsto dalla riforma del governo
- La Redazione
PESCARA - “Studenti trasformati in prodotti di un sistema precario, piegato alle esigenze immediate del mercato e sempre meno capace di formare cittadine e cittadini consapevoli. È questa l’idea di scuola che emerge dalla cosiddetta riforma degli istituti tecnici voluta dal ministro Valditara, ed è una prospettiva che respingiamo con forza”. Lo dichiarano i Giovani Democratici Abruzzo, che oggi hanno partecipato alle mobilitazioni promosse dalla FLC CGIL contro la riduzione da cinque a quattro anni degli istituti tecnici. In particolare, il segretario regionale dei Giovani Democratici Abruzzo, Saverio Gileno e la coordinatrice della Segreteria regionale Maria Citarella, hanno preso parte alla manifestazione svolta a Pescara sotto la Prefettura.
“La riduzione di oltre 500 ore di insegnamento in discipline fondamentali come lettere, matematica, fisica, lingue, geografia, scienze e informatica rappresenta un impoverimento gravissimo dell’offerta formativa. Dietro la retorica della flessibilità si nasconde il rischio di una scuola sempre più subordinata agli interessi immediati delle imprese, con ‘esperti’ esterni che sostituiscono progressivamente il ruolo centrale della comunità educante e dei docenti”, dichiarano Gileno e Citarella.
“Questa dinamica non può non legarsi anche alle notizie di questi giorni sulla carenza di personale qualificato nel settore turistico-balneare abruzzese. Ci raccontano che mancano lavoratrici e lavoratori - continuano i GD - ma troppo spesso si evita di affrontare il vero nodo: salari bassi, precarietà, turni insostenibili, costo degli alloggi e soprattutto assenza di una seria programmazione pubblica della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo. Senza percorsi strutturati costruiti da scuola, enti locali e Regione, è inevitabile che tanti giovani restino esclusi o vengano sfruttati”.
“Il problema non è la presunta mancanza di voglia di lavorare delle nuove generazioni, ma un sistema che ha progressivamente smesso di investire sulla qualità della formazione, sull’orientamento e sulla dignità del lavoro. Non servono studenti addestrati rapidamente a mansioni precarie e sottopagate: servono giovani formati, liberi, competenti e tutelati”, concludono i Giovani Dem.