Sanità territoriale, subito accordo integrativo e attivazione degli ospedali di comunità
Pd denuncia tagli e inerzia: "Serve rafforzare la medicina generale e garantire assistenza di prossimità"
- La Redazione
PESCARA - “La decisione della Fimmg Abruzzo di interrompere la trattativa sull’Accordo integrativo regionale e proclamare lo stato di agitazione rappresenta un segnale estremamente preoccupante, che conferma le gravi difficoltà in cui versa la sanità territoriale abruzzese e la distanza tra le scelte della Regione e i bisogni reali di cittadini e operatori sanitari. A fronte di questo quadro, riteniamo indispensabile che la Regione non prenda altro tempo, parlando di soluzioni imminenti, ma riapra immediatamente il confronto per arrivare alla sottoscrizione dell’Accordo integrativo regionale, strumento fondamentale per garantire condizioni adeguate di lavoro ai medici di medicina generale su cui commisurare le posizioni, perché è l’unico modo di consentire un’assistenza capillare ed efficace ai cittadini. Senza questo passaggio, ogni riforma rischia di rimanere incompiuta”, così il segretario regionale del PD Daniele Marinelli e la coordinatrice della segreteria Emanuela Di Giovambattista sulla mobilitazione dei medici di base.
“È incomprensibile e inaccettabile che, mentre si registra una crescente carenza di medici – destinata ad aggravarsi nei prossimi anni, la Regione confermi nel Programma Operativo 12 milioni di euro di tagli, scaricando di fatto il peso delle proprie scelte su professionisti e utenti. Una linea che indebolisce ulteriormente il sistema e penalizza soprattutto le aree interne, già fortemente esposte al rischio di desertificazione sanitaria – dicono gli esponenti PD -. Per questo, accanto all’accordo integrativo, è urgente accelerare sull’attivazione concreta degli ospedali di comunità. Queste strutture rappresentano un tassello essenziale per rafforzare la sanità territoriale, decongestionare i grandi ospedali e garantire risposte appropriate ai bisogni di cura, soprattutto nelle zone più periferiche. Senza una rete territoriale funzionante, i pronto soccorso continueranno a essere sovraccaricati e i cittadini privati di un’assistenza di prossimità. Bisognava da tempo investire sul territorio, valorizzare la medicina generale e rendere operative tutte le strutture previste, dalle Case agli ospedali di comunità, molte delle quali nell’inerzia rischiano di invecchiare prima ancora di essere occupate, una volta definiti gli interventi di riqualificazione. Servono risposte concrete che finora non abbiamo visto andare in onda. Perché senza una sanità territoriale forte, tutto il territorio diventa vulnerabile, specie quello delle aree interne”. - Ufficio Stampa -