Sanità, D'Alfonso: "Interpelliamo il Patriarca di Costantinopoli"
"Mancano il buon senso ed il rispetto dell’intelligenza abruzzese", aggiunge
- Walter Cori
PESCARA - E’ un minestrone di salsa mista la politica del Governatore marsiliese sulla sanità abruzzese, in cui mancano gli ingredienti principali: il buon senso e il rispetto dell’intelligenza abruzzese. Quello rivolto al Presidente Mattarella per chiedere addirittura ‘più fondi per la salute in Abruzzo’ è un appello al cielo, perché se l’avesse rivolto alla terra avrebbe scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. A questo punto lo invito caldamente a rivolgere la stessa accorata richiesta al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, o, meglio ancora, al Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus. Credo sia opportuno ripercorrere le tappe di questa girandola appellante che ha tanto il sapore di una messinscena di cui già conosciamo l’epilogo:
Agosto 2025: i corridoi della sanità abruzzese cominciano a sussurrare in maniera sempre più imperativa del debito che sta lievitando a vista d’occhio, imponendo l’adozione di interventi di misura e di rigore per cominciare il contenimento dei salassi. La giunta marsiliese anziché pensare alla cura si preoccupa di defenestrare il ‘medico’ che aveva sottolineato la patologia, ed esce di scena la dirigente Emanuela Grimaldi;
10 Novembre 2025: quella che era una voce, smentita dalla giunta di governo regionale, diventa una certezza con la ricezione delle 156 pagine di verbale della riunione congiunta del Tavolo Tecnico al MEF per la verifica degli adempimenti regionali con il Comitato permanente per la verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza-LEA che ha bocciato la gestione della sanità regionale. Una stroncatura su tutta la linea politico-legislativa della Regione Abruzzo: bocciata la politica sanitaria degli screening; bocciato il piano di rientro delle liste d’attesa; bocciata l’organizzazione della rete ospedaliera che ha generato inutili doppioni non solo fra nosocomi pubblici, ma anche tra i privati accreditati; bocciato il piano di sviluppo degli hospice-cure palliative e, di conseguenza, l’ADI. Bocciata la gestione dell’emergenza-urgenza: la Regione Abruzzo non riesce a rispettare i tempi massimi per nessuno dei codici di maggiore gravità, mettendo a rischio la vita dei pazienti. Interrogata la funzionalità di alcuni punti nascita, dove scendono i parti, così come dei reparti di emodinamica. Il Governo Meloni ha decretato nero su bianco che “L’Abruzzo è l’unica Regione in piano di rientro (sanitario) in cui si registra una inversione di tendenza in senso peggiorativo dei risultati d’esercizio, con compromissione degli obiettivi del Piano di rientro”
25 Novembre 2025: il Presidente marsiliese con la mano sinistra accusa, smentisce, offende quegli esponenti della politica moderata che svelano le carte; con la mano destra comincia a scrivere i suoi accorati appelli alla comprensione delle difficoltà dell’Abruzzo. La prima richiesta di intercessione la rivolge al Governo Meloni per ottenere una deroga all’accantonamento obbligatorio delle somme destinate a coprire il deficit sanitario e ottenendo un bonus da 6milioni di euro, una tachipirina a fronte di un febbrone da cavallo ovvero di un disavanzo sanitario che nel 2024 si è chiuso a oltre 103milioni di euro con la prospettiva di continuare a salire.
28 dicembre 2025: è arrivata la ‘giustizia’ del Governo Meloni con la legge Salva-Abruzzo che rappresenta il commissariamento graduato della Sanità regionale ridotta a una fetta di groviera, piena di buchi da cui continuano a fuoriuscire risorse. La norma ha imposto il Piano di rientro dal debito che si tradurrà in tagli ai servizi e al personale e tasse per gli abruzzesi
Dopo cinque mesi di silenzio la primavera risveglia di attacchi epistolari del Presidente marsiliese che ha tentato di spostare l’asse addirittura sul Presidente Mattarella, che nulla ha a che vedere con i conti del Governo e della pubblica amministrazione
Sei mesi fa, quando la giostra del debito ha iniziato a girare vorticosamente, ho proposto il commissariamento della Sanità. Dopo sei mesi mi chiedo quale sia il senso o l’obiettivo del Presidente di una regione che sta trasformando in ‘Abruzzolandia’. Ma veramente il Presidente pensa che gli abruzzesi siano tanto aggirabili e confondibili?
C’è un luogo che il Governatore frequenta e al quale si può e si deve rivolgere per le proprie istanze: non è il Colle Oppio dei Gabbiani, non è via della Scrofa dei fratelli e delle sorelle d’Italia. Ma è via Della Stamperia, sede della Conferenza Stato-Regioni che lui frequenta con assiduità ed è lì che deve presentare le proprie rivendicazioni e alzare la voce, se ne ha facoltà, competenza e ragione
Noi abruzzesi non siamo cittadini di Fontamara, e per capire la differenza il Presidente marsiliese avrebbe potuto approfittare della recente ripubblicazione del romanzo di Silone a opera del quotidiano Il Centro
Noi abruzzesi non vogliamo prove di ipocrisia: va bene la Notte dei Serpenti, passi la legge del saltarello, vanno bene le mance di giugno e di dicembre. Ma scrivere a Mattarella colma la misura, non è previsto da alcun ordinamento, neanche da quello del Paese di Paperopoli - On. Luciano D’Alfonso -