San Gregorio Magno, Romano: Biondi si preoccupa con 9 anni di ritardo
Il consigliere attacca il sindaco sul disinteresse di altri edifici di culto che versano in stato di completo abbandono
- La Redazione
L'AQUILA - È incredibile che Biondi chieda al nuovo Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila e Teramo - insediatosi da pochi mesi - di accelerare la riapertura della Chiesa di San Gregorio Magno dell’omonima frazione e che lo faccia proprio nel giorno della visita istituzionale a palazzo Margherita di Cristina Collettini che ha rivestito quello stesso ruolo a L’Aquila negli ultimi cinque anni. La stessa Soprintendente che ha avallato lo sfregio fatto a Piazza Duomo con la realizzazione della pensilina e la scelta di una pavimentazione di difficile manutenzione e che, finito il tempo delle amicizie e delle photo opportunity, lascia problemi che sono troppi e diffusi. Se Biondi avesse rivolto le opportune domande alla dottoressa Collettini, titolare dell’ufficio negli anni dell’assegnazione e dell’inerzia, certamente oggi avremmo qualche notizia in più, anziché dover leggere temerarie strigliate a mezzo stampa.
È sempre un bene che un sindaco si preoccupi della riapertura di un edificio di culto cittadino se questa preoccupazione non giungesse con nove anni di ritardo e non riguardasse, ad esempio, anche la Chiesa di San Pietro, capo quarto del centro storico, che soffre dal 2019 la mancata riapertura senza che il sindaco abbia cercato una soluzione. Potremmo citare anche edifici di culto della città e delle frazioni che versano in stato di completo abbandono e che in quelle condizioni producono non solo degrado ma anche pericolo per la pubblica incolumità: una per tutte la chiesa di S. Quinziano posta sulla sommità di via Buccio di Ranallo; ma ci preme anche rammentare che dal 2025 il Comune ha ricevuto fondi ed è stazione appaltante di diverse chiese di cui però non si conoscono lo stato dell’arte né i tempi dell’appalto sebbene si tratti di recuperi importanti, tutti, per la ripresa storico-artistica e di comunità del territorio aquilano.
Anche Palazzo Carli, ex rettorato, situato nella frequentatissima via Roma, finanziato sedici anni fa e che versa oggi in uno stato di preoccupante precarietà, avrebbe bisogno della solerte preoccupazione del primo cittadino; in questo caso la competenza è del Provveditorato alle OOPP, ma il Sindaco è comunque responsabile dei beni presenti nel suo Comune e tra un giro e l’altro tra la nostra penisola e l’Europa ben potrebbe vigilare sulla corretta e sollecita ripresa della città, così da non dover chiedere all’USRA, per esempio, di nascondere - in vista di Capitale della Cultura - la facciata dell’ex IPAB su Piazza Palazzo che si presentava come un vero sfregio al decoro cittadino: in quel caso la stazione appaltante è la Regione, di questo siamo sicuri. - Paolo Romano, consigliere comunale di L’Aquila -