Rischio idrogeologico: l'emergenza è diventata strutturale
Il presidente Camillo D'Angelo lancia l'allarme: "Il sistema si blocca quando bisogna agire"
- Walter Cori
TERAMO - «Non possiamo continuare a considerare straordinario ciò che ormai si verifica con cadenza quasi annuale. Frane, alluvioni, eventi meteorologici estremi sono diventati una condizione strutturale con la quale dobbiamo confrontarci. Il vero problema non è soltanto sapere cosa fare, ma mettere chi amministra nelle condizioni di poterlo fare».
È uno dei passaggi centrali dell'intervento del presidente della Provincia di Teramo, Camillo D'Angelo, al convegno organizzato dalla Prefettura di Teramo “Fare sistema: la prevenzione e la gestione del rischio idrogeologico e idraulico nei piani di protezione civile”, svoltosi nell'Aula Magna del Polo Silvio Spaventa dell'Università di Teramo, nell'ambito della Settimana Nazionale della Protezione Civile.
Un confronto fra istituzioni, mondo accademico, tecnici e strutture operative che ha affrontato uno dei nodi più complessi del governo del territorio: il passaggio dalla gestione delle emergenze a un sistema permanente di prevenzione.
«Tutti conosciamo le procedure, sappiamo quali sono i rischi e abbiamo competenze scientifiche e tecniche per affrontarli. Ma dove si blocca il sistema? Quando un amministratore o un tecnico può decidere di intervenire? Quali strumenti ha per assumersi quella responsabilità?», ha osservato D'Angelo, richiamando la recente vicenda di Silvi Marina, richiamando una contraddizione che riguarda quotidianamente sindaci e amministratori locali.
Il Presidente ha posto l'accento sulle difficoltà di chi deve assumere decisioni immediate per tutelare la pubblica incolumità, spesso in condizioni di incertezza e senza adeguate coperture finanziarie.
«Pensiamo a una strada che presenta un rischio di cedimento, a un versante instabile, a un edificio che potrebbe essere compromesso. Un amministratore deve decidere se chiudere una strada, evacuare un immobile, attivare una procedura di somma urgenza che può comportare spese anche di milioni di euro. Se interviene, può essere chiamato a giustificare quella spesa sotto il profilo amministrativo, contabile e politico. Se non interviene e accade qualcosa, deve rispondere delle conseguenze. Non possiamo lasciare gli amministratori soli di fronte a questa alternativa».
Da qui la necessità, secondo D'Angelo, di costruire un sistema di supporto alle decisioni fondato su dati scientifici, monitoraggio continuo e strumenti tecnologici avanzati.
«Oggi abbiamo a disposizione sensoristica, sistemi di elaborazione dei dati, intelligenza artificiale e strumenti di monitoraggio che possono offrirci una conoscenza molto più approfondita delle condizioni del territorio. Dobbiamo utilizzarli per avere una fotografia attendibile del rischio prima, durante e dopo gli eventi. La ricerca scientifica non deve soltanto individuare le soluzioni tecniche, ma deve diventare anche un supporto oggettivo alle responsabilità di chi amministra».
Un cambio di prospettiva che richiede anche un diverso orientamento degli investimenti pubblici. Accanto alle opere di messa in sicurezza, occorre finanziare stabilmente sistemi di conoscenza, sorveglianza e prevenzione, superando una logica che concentra risorse e procedure straordinarie soprattutto dopo il verificarsi delle calamità.
D'Angelo ha rivolto un appello al legislatore regionale e nazionale affinché vengano costruite condizioni normative, amministrative e finanziarie capaci di sostenere un sistema permanente di prevenzione. “La sfida non è imparare a gestire meglio le emergenze, ma costruire un sistema pubblico capace di prevenirle e di governare il rischio prima che si trasformi in danno” ha chiosato.