Rifiuti, Marinelli: "Biondi non ascolta i sindaci"
"Colleziona incarichi ed è candidato a tutto: la bulimia di potere spacca i territori", aggiunge
- Walter Cori
PESCARA - “La vicenda della riorganizzazione del sistema dei rifiuti in Abruzzo racconta molto più di uno scontro politico interno al centrodestra. Racconta il fallimento di un modo di intendere le istituzioni e il potere che il Sindaco dell'Aquila ha costruito in questi anni. Biondi ha collezionato incarichi e presidenze, ma alla prova di rappresentanza dei territori dimostra di non saper ascoltare proprio quei sindaci dei quali dovrebbe essere il principale interlocutore”, dichiara Daniele Marinelli, segretario regionale del Partito Democratico Abruzzo, intervenendo sullo scontro che sta attraversando la maggioranza regionale in merito alla riorganizzazione del sistema dei rifiuti e alla possibilità di istituire sub-ambiti territoriali.
“L'apparente ricomposizione della destra in consiglio regionale nasconde liti e divisioni profonde, in gran parte legate a personalisimi e ambizioni individuali. E il modo in cui hanno intrecciato la vicenda dei rifiuti con la gestione del processo di Nuova Pescara è semplicemente vergognoso e significativo del fatto che la destra gioca a dadi sul futuro dell'Abruzzo. Biondi è sindaco dell'Aquila, presidente di ANCI Abruzzo, vicepresidente nazionale della stessa associazione e presidente dell'AGIR, l'Autorità regionale per la gestione integrata dei rifiuti. E a questi incarichi si sommano quelli nazionali nel suo partito, Fratelli d’Italia. Una concentrazione di incarichi da superman, che dovrebbe comportare altrettante responsabilità istituzionali. Eppure, di fronte alle richieste avanzate da decine di sindaci, in Marsica e in Valle Peligna, ma pure in altre zone della Regione, ha scelto la strada della contrapposizione, fino a provocare una profonda frattura politica e istituzionale. La riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti certamente deve essere fatta sulla base della qualità dei servizi, della sostenibilità economica, della tutela dei lavoratori e lavoratrici e delle tariffe pagate dalla cittadinanza. Il punto è che chi presiede l'associazione dei Comuni non può considerare le richieste di decine di sindaci un ostacolo da superare anziché una posizione con cui confrontarsi. Già al tempo della sua elezione in ANCI avevamo segnalato il rischio di un'affannosa corsa personale che avrebbe spaccato i territori: una funzione istituzionale piegata su ragioni personali o di parte. Così puntualmente è stato. Le istituzioni però non possono diventare una collezione di stellette da appuntarsi sulla giacca in vista del prossimo avanzamento di carriera. Chi aspira a rappresentare tutti i Comuni abruzzesi deve essere capace di ascoltarli anche quando non sono d'accordo con lui. La vicenda di questi giorni mostra invece una distanza profonda tra gli incarichi che il sindaco dell'Aquila ha accumulato e la capacità di esercitarli come strumenti di mediazione e rappresentanza. Prima vengono i Comuni e le comunità, poi le ambizioni personali. Non il contrario”, conclude Marinelli.