Recupero CAS, gestione confusa che scarica i costi sui cittadini
L'opposizione: "E' stata portata avanti un’azione che è priva di una solida base giuridica"
- Walter Cori
L'AQUILA - A quasi 17 anni dal sisma, la vicenda del recupero del CAS si sta trasformando nell’ennesimo esempio di cattiva amministrazione, in cui inefficienze, scelte discutibili e ritardi vengono scaricati direttamente sui cittadini.
Quanto emerso in Commissione è grave e non più ignorabile: il Comune ha portato avanti un’azione di recupero priva di una solida base giuridica, insistendo su una tesi — quella della prestazione periodica — che i tribunali hanno sistematicamente smentito. Una linea interpretativa forzata, utile solo a tentare di aggirare i termini di prescrizione e a moltiplicare le richieste di restituzione.
La giurisprudenza, al contrario, è ormai chiara nel far decorrere la prescrizione dalla revoca del beneficio. E qui arriviamo al vero problema politico e amministrativo: il Comune ha emesso revoche con ritardi inaccettabili, anche su posizioni vecchie di oltre 15 anni.
Un’inerzia che oggi viene fatta pagare ai cittadini, chiamati a difendersi senza documentazione e spesso sotto la pressione di richieste economicamente pesanti, con il risultato che, da un lato, si mettono in difficoltà le famiglie e, dall’altro, si indebolisce la stessa azione dell’Ente, esponendolo a contenziosi, soccombenze e ulteriori costi pubblici.
Nello specifico, i numeri parlano chiaro e certificano il fallimento dell’operazione. A fronte di circa 186.000 euro spesi per esternalizzare il servizio, la gran parte delle somme recuperate — oltre 979.000 euro — deriva da pagamenti spontanei o rateizzazioni, spesso effettuati dai cittadini per evitare cause lunghe e costose, non perché vi fosse una reale certezza del debito. Le stesse procedure coattive hanno prodotto risultati marginali rispetto ai ruoli emessi.
Ancora più allarmante è il dato sulle istruttorie: il 41% delle pratiche è stato archiviato per mancanza di dati o incongruenze. Un numero che, da solo, dimostra quanto sia stata approssimativa e poco affidabile la gestione dell’intero processo.
Nel frattempo, arrivano le prime sentenze sfavorevoli al Comune. Se questo orientamento dovesse consolidarsi, il rischio concreto è che i crediti vantati si trasformino in spese legali e rimborsi.
Sul piano politico, la situazione è ancora più preoccupante. Il secondo affidamento ad Assoservizi nel 2024, effettuato in extremis per evitare la prescrizione, è la prova di una gestione tardiva e priva di programmazione. Inoltre, la scelta di respingere in blocco tutte le istanze di prescrizione dimostra una linea rigida e ideologica, lontana da qualsiasi principio di equità.
Quella che doveva essere un’operazione di giustizia si è trasformata in una fredda operazione contabile, priva di equilibrio, trasparenza e di una reale valutazione dei costi e dei benefici.
Su un tema così delicato, che incide direttamente sulla vita delle persone, trattate troppo frettolosamente come evasori, e sulla fiducia nelle istituzioni, riteniamo fondamentale mantenere un approccio responsabile, basato sui dati e orientato alla ricerca di soluzioni sostenibili - Alessandro Tomassoni (Gruppo Misto) Paolo Romano (L’Aquila Nuova) -