Quindici casi di infezione da West Nile virus registrati in Abruzzo dall'inizio del 2026
A Teramo il confronto tra esperti promosso da Arpa Abruzzo su crisi climatica e salute
- La Redazione
TERAMO – Quindici casi di infezione da West Nile virus registrati in Abruzzo dall'inizio del 2026, otto dei quali nella forma neuroinvasiva. Sono i dati dell'Istituto superiore di sanità al centro del seminario "Crisi climatica e salute: l'impatto ambientale sulla sanità", promosso da Arpa Abruzzo e svoltosi oggi nella Sala Congressi dell'ospedale di Teramo. Un confronto tra esperti del mondo scientifico, ambientale e sanitario sui rischi che il cambiamento climatico comporta per la salute umana: dalla diffusione delle malattie infettive, favorita dall'aumento delle temperature, alla contaminazione delle risorse idriche, fino alle conseguenze degli eventi meteorologici estremi e alle ripercussioni sul benessere psicologico.
Presenti al seminario il direttore amministrativo di Arpa Abruzzo, Raimondo Micheli, Giuseppe Bucciarelli, già dirigente del servizio Sanità veterinaria e Sicurezza alimenti. Tra i relatori Paolo Fazii, direttore della UOC di Microbiologia e Virologia Clinica della ASL di Pescara; Angela Delli Paoli, responsabile dell’Ufficio Autorizzazioni Integrate Ambientali di Arpa Abruzzo; Roberta Martinelli e Claudia Cipollone, medici competenti della ASL 1 Abruzzo; e Loreta Tobia, ricercatrice di Medicina del lavoro dell’Università dell’Aquila.
Al centro dei lavori l'approccio One Health, che considera la salute umana, quella animale e l'equilibrio degli ecosistemi come dimensioni strettamente interconnesse. Un modello che punta a rafforzare la collaborazione tra competenze scientifiche, sanitarie e ambientali per affrontare fenomeni sempre più complessi, nei quali le trasformazioni del clima possono incidere direttamente sulla diffusione delle malattie e sulle condizioni di salute delle popolazioni.
Tra i temi di maggiore attualità, quello delle infezioni trasmesse da vettori, come le zanzare, la cui distribuzione geografica può modificarsi per effetto dell'innalzamento delle temperature. A illustrarne le conseguenze è stato Paolo Fazii, direttore della UOC di Microbiologia e Virologia Clinica della ASL di Pescara, che ha approfondito il rapporto tra cambiamenti climatici e diffusione delle malattie infettive.
"L’aumento delle temperature – ha spiegato Fazii - favorisce l’espansione dell’areale dei vettori e può modificare la distribuzione geografica delle arbovirosi, aumentando il rischio di circolazione di infezioni come West Nile, dengue, Chikungunya e Zika."
Fazii ha poi richiamato l'attenzione sui rischi sanitari legati agli eventi meteorologici estremi e alle alterazioni degli ecosistemi acquatici. "Anche l’alterazione del regime delle precipitazioni e il riscaldamento delle acque – ha aggiunto - possono incidere sul rischio infettivo: gli eventi alluvionali favoriscono la contaminazione microbiologica delle risorse idriche, mentre temperature più elevate possono creare condizioni favorevoli alla proliferazione di microrganismi come il Vibrio vulnificus”, batterio presente nelle acque marine e salmastre, capace di provocare gravi infezioni, soprattutto attraverso il consumo di frutti di mare crudi o il contatto di ferite con acqua contaminata.
Giuseppe Bucciarelli, intervenuto in rappresentanza del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, ha illustrato le strategie regionali di prevenzione dei rischi sanitari legati ai cambiamenti climatici e ai fattori ambientali, soffermandosi sul nuovo Piano regionale della prevenzione 2026-2031, la cui approvazione in Giunta è prevista entro la fine di ottobre.
"Il rapporto tra cambiamenti climatici, ambiente e salute è al centro delle nostre attività di prevenzione già da diversi anni – ha spiegato Bucciarelli –. Il nuovo Piano regionale punta a consolidare gli interventi avviati e a sviluppare nuove azioni in linea con gli indirizzi nazionali. Abbiamo già definito e inserito nella piattaforma nazionale le misure che intendiamo attuare in Abruzzo, sulle quali è in corso un confronto con l'Istituto superiore di sanità, incaricato della valutazione per conto del Ministero. Contiamo di approvare il Piano in Giunta entro la fine del mese, per renderlo operativo."
Il direttore amministrativo di Arpa Abruzzo, Raimondo Micheli, che ha sottolineato la necessità di rafforzare il dialogo tra mondo sanitario e ambientale, valorizzando il ruolo della conoscenza scientifica nella prevenzione dei rischi per la salute.
"È evidente che la crisi climatica produca conseguenze rilevanti anche sulla salute umana - ha dichiarato Micheli -. Ben venga, dunque, questo percorso di approfondimento. Ben vengano le tematiche affrontate e il confronto tra competenze ambientali e sanitarie, indispensabili per comprendere fenomeni così complessi e individuare risposte adeguate."
Il seminario ha affrontato anche il rapporto tra evoluzione della normativa ambientale e capacità dei territori di rispondere agli effetti del cambiamento climatico. Su questi aspetti si è soffermata delli Paoli, richiamando la necessità di affiancare alle politiche di mitigazione strumenti di adattamento e prevenzione.
"Di fronte a fenomeni climatici sempre più estremi - ha sottolineato delli Paoli - non è più sufficiente ragionare soltanto in termini di mitigazione: occorre lavorare anche sulla capacità dei territori di adattarsi e diventare più resilienti. In questo percorso la normativa ambientale è sempre più uno strumento dinamico in continua evoluzione, chiamato a tradurre le conoscenze scientifiche in criteri di prevenzione, controllo e programmazione."
Nel pomeriggio il confronto si è esteso alle conseguenze meno immediate, ma altrettanto rilevanti, della crisi climatica. Roberta Martinelli, dirigente medico della ASL 1 Abruzzo, ha analizzato il rapporto tra alterazioni antropiche degli ecosistemi e ricadute sulla morbilità e sulla mortalità, evidenziando come il deterioramento delle condizioni ambientali possa determinare nuove esposizioni e fattori di rischio per la popolazione.
Spazio anche alle ricadute sulla salute mentale, con l'intervento di Claudia Cipollone, medico competente della ASL 1 Abruzzo, che ha approfondito le ripercussioni psicologiche dei cambiamenti climatici, dall'aumento dello stress alla percezione di insicurezza, fino alle difficoltà di adattamento agli eventi meteorologici estremi.
A completare il quadro è stata Loreta Tobia, ricercatrice di Medicina del lavoro dell'Università dell'Aquila, che ha esaminato l'influenza delle trasformazioni ambientali sugli stili di vita, soffermandosi sulle conseguenze per le abitudini quotidiane, l'attività fisica, l'organizzazione del lavoro e, più in generale, i comportamenti che concorrono a determinare lo stato di salute.
Dal confronto è emersa la necessità di rafforzare l'integrazione tra monitoraggio ambientale, sorveglianza sanitaria e strumenti di prevenzione, nella consapevolezza che la tutela della salute pubblica passa anche attraverso la conoscenza e la gestione delle trasformazioni climatiche e ambientali.