Premio Legalità Città di Tortoreto, Enrico Bellavia vince con “L’ostaggio”

Il vice direttore de l'Espresso ed editorialista de La Repubblica riceverà il riconoscimento domenica alle 21:00

- La Redazione

Premio Legalità Città di Tortoreto, Enrico Bellavia vince con “L’ostaggio”

TORTORETO - Una vita contro la mafia, intrappolata nella ragnatela di una story molto italiana. Non è la trama del film “Judiciary corrupt”, liti, trame, invidie, agguati trasversali tutti dentro la magistratura corrotta latino americana, ma è la trama del libro “L’ostaggio” di Enrico Bellavia, vice direttore de l’Espresso ed editorialista de La Repubblica. Scrittore coraggioso che racconta la storia kafkiana, assurda, anzi vergognosa che ha aggredito Renato Cortese per chiedersi se si può annientare un uomo tenendolo in vita. Per capire che si, in Italia può succedere. Un caso più assurdo di quello di Enzo Tortora. È sufficiente rovesciargli addosso un’accusa infamante. Basta contraddire con un tratto di penna un’intera esistenza. Lasciare che lo spettro di una carriera finita, bollata con marchio di ignominia offuschi meriti e successi e agiti giorni e notti. Basta il confino in un limbo indefinito a sprecare le proprie ore. Come scriveva Giovanni Falcone “… la mafia solleva dubbi sull’attività di un poliziotto o di un magistrato, esercita pressioni dirette a ridurre il personaggio scomodo al silenzio”. E lo fanno anche alcuni magistrati non tanto diversi nei modi di fare dai mafiosi.

Renato Cortese, il superpoliziotto che arrestò Bernardo Provenzano dopo 43 anni di latitan­za, è finito suo malgrado al centro dell’intrigo internazionale che ruota intorno alla figura dell’oligarca kazako Mukhtar Ablyazov. Un ri­cercato da catturare, fuggito all’estero con una borsa piena di miliardi di euro o un sedicen­te oppositore che manovra per deporre il re­gime nell’ex Repubblica sovietica? O, come è più probabile, entrambe le cose. Nel gorgo di una bufera politica, nella tempesta di una cam­pagna mediatica, in una giostra di paradossi diplomatico-giudiziari, “L’ostaggio” è la vicenda kafkiana che ha sconvolto la vita dell’investigatore più famo­so d’Italia. La storia di un cacciatore diventato preda. Il capro espiatorio di una ir-ragion di Stato. È la storia del miglior poliziotto italiano passato per il calvario di una condanna per sequestro di persona. Un’enormità punita con cinque anni di carcere, tanto quanto basta non casualmente a precludere il ritorno in attività. Ma è soprattutto la storia esemplare di un testacoda politico-giudiziario nel quale la gogna non è il mezzo ma il fine ultimo. La cronaca di un’impostura. La partitura di un teorema basato sul nulla. Su nulla che sia stato dimostrato. L’ordito di una trama che restituisce un sacrificio, per giunta inutile.

Per questa libro coraggioso, il Comune di Tortoreto, con il patrocinio della Regione Abruzzo, in collaborazione con l’ETS “Società Civile”, l’aps Falcone e Borsellino” e altre realtà associative regionali domenica 31 maggio 2026, alle ore 21:00, consegnerà a Enrico Bellavia il Premio Nazionale per la legalità “Don Tonino Bello” consegnato in passato a Rita Borsellino, Don Luigi Ciotti, Giancarlo Caselli, Antonino Caponnetto, Don Antonio Riboldi, Don Pino De Masi, Don Aniello Manganiello Don Luigi Merola, Nello Trocchia, Fabrizio Feo, Michele Albanese, Paolo Borrometi, Domenico Iannaccone, Tony Gentile.