Porto di Giulianova, Nos-Noi: "Un bene riservato a pochi"

"La città rischia di perdere un pezzo della propria identità collettiva" prosegue la nota dell'associazione

- La Redazione

Porto di Giulianova, Nos-Noi: "Un bene riservato a pochi"

GIULIANOVA - Ci sono opere che avanzano in silenzio. Un palo alla volta. Una concessione alla volta. Un pezzo di paesaggio alla volta.
È ciò che sta accadendo lungo il Porto Vecchio di Giulianova, dove da mesi cresce qualcosa che non riguarda soltanto il legno, il cemento o l'acciaio. Cresce una diversa idea di città: mercificata, monetizzabile.

Da generazioni quel tratto di porto è abitato da presenze di legno, discrete e familiari. Strutture semplici, popolari, imperfette e per questo autentiche. Luoghi di pesca, certo, ma anche di memoria, di incontri, di racconti. Luoghi che appartenevano al paesaggio e, soprattutto, appartenevano (sì, purtroppo occorre usare l'imperfetto) ai giuliesi. A tutti i giuliesi.

Oggi, invece, il panorama cambia. E ciò che per decenni è stato parte dell'identità collettiva rischia di trasformarsi nell'ennesimo bene riservato a pochi.

Naturalmente ci diranno che si tratta di sviluppo, di modernizzazione, di progresso...
È sempre progresso quando qualcuno guadagna, mentre tutti gli altri perdono qualcosa che non tornerà più.

La domanda, tuttavia, resta.

Chi difende il diritto dei cittadini a riconoscere ancora il proprio porto?
E soprattutto: quando il patrimonio culturale e paesaggistico di una comunità diventa merce, chi incassa il profitto e chi paga il prezzo?

Perché la città è di tutti. Ma a Giulianova c'è chi, con il silenzioso e interessato consenso della politica, continua a comportarsi come se la città fosse soltanto la sua! - NOS–NOI / COLTURA POLITICA -