Operazione antimafia nell'aquilano: il silenzio e l'indifferenza sono un terreno fertile

Traffico di droga, estorsioni, riciclaggio, intimidazioni e collegamenti con organizzazioni criminali di altre regioni delineano un sistema capace di radicarsi nel territorio

- La Redazione

Operazione antimafia nell'aquilano: il silenzio e l'indifferenza sono un terreno fertile

SULMONA - L'operazione antimafia “Metamorfosi”, che ieri mattina ha portato all'esecuzione di venti misure cautelari tra Sulmona, la Valle Peligna e altre province italiane, restituisce un quadro estremamente preoccupante. Traffico di droga, estorsioni, riciclaggio, intimidazioni e collegamenti con organizzazioni criminali di altre regioni delineano, secondo le ipotesi degli investigatori, un sistema capace di radicarsi nel territorio e di condizionarne la vita economica e sociale.

Nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie costituzionali, esprimiamo apprezzamento per il lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine. Quello che emerge dall'inchiesta impone, tuttavia, una riflessione che non può essere confinata alla sola dimensione giudiziaria.

Le mafie non si insediano nei territori soltanto attraverso la violenza. Si insinuano nelle debolezze del tessuto economico e sociale, nelle relazioni, nelle attività commerciali, nei silenzi, nelle ambiguità e nelle sottovalutazioni. Cercano spazi, costruiscono rapporti, intercettano interessi e approfittano di ogni cedimento della capacità di distinguere ciò che è lecito da ciò che non lo è, ciò che è trasparente da ciò che è opaco.

Non possiamo dimenticare che già nel 2024, in occasione della vicenda Ciaccio, qualcuno aveva avuto il coraggio di suonare un campanello d'allarme. La consigliera comunale Teresa Nannarone aveva sollevato pubblicamente la questione della semilibertà concessa a Leonardo Ciaccio, già legato ai vertici di Cosa Nostra, denunciando i rischi connessi alla sua presenza e alla possibilità di mantenere contatti con determinati ambienti criminali.

Allora Sinistra Italiana denunciò il silenzio assordante che aveva accompagnato quella vicenda e l'isolamento politico di chi aveva avuto il coraggio di porre il problema. Lo facemmo perché ritenevamo, e continuiamo a ritenere, che la lotta alle mafie non possa essere delegata esclusivamente alla magistratura e alle forze dell'ordine.

Non intendiamo stabilire collegamenti giudiziari tra vicende differenti, che spetta esclusivamente agli inquirenti accertare. Esiste, però, un filo politico e culturale che non può essere ignorato: la necessità di mantenere alta l'attenzione, anche quando farlo è scomodo, anche quando significa rompere il silenzio, anche quando comporta l'assunzione di posizioni impopolari.

Un territorio diventa permeabile alle infiltrazioni mafiose quando si abbassa la soglia dell'attenzione collettiva, quando la politica rinuncia alla propria funzione di presidio e quando la ricerca del consenso rischia di non conoscere più confini.

È proprio questo il punto sul quale vogliamo richiamare la responsabilità di tutte le forze politiche, senza distinzione di appartenenza.

La ricerca del consenso è fisiologica in democrazia, purché sia governata da principi, regole e limiti invalicabili. Quando il consenso diventa un fine che giustifica ogni relazione, ogni frequentazione, ogni compromesso, il rischio è quello di rendere progressivamente accettabile ciò che non dovrebbe esserlo.

Perché un confine, una volta superato, smette di essere un limite, non è più un argine e dove vengono meno gli argini, trovano spazio anche interessi e poteri che con la democrazia non hanno nulla a che fare.

Questo non significa formulare accuse indiscriminate o alimentare sospetti generalizzati; significa pretendere dalla politica una responsabilità più alta, che non si esaurisca nel rispetto formale della legge, ma comprenda la trasparenza dei comportamenti, la chiarezza delle relazioni e la capacità di riconoscere e respingere ogni possibile condizionamento.

La presenza a Sulmona di un importante istituto penitenziario, che ospita anche persone condannate per gravi reati di criminalità organizzata, rende ancora più necessaria un'attenzione costante alle possibili dinamiche di radicamento criminale, senza mettere in discussione i diritti delle persone detenute e le finalità costituzionali della pena.

La lotta alle mafie è anche una questione di qualità della democrazia, di tenuta delle istituzioni, di libertà economica e di tutela delle nuove generazioni. Un territorio nel quale il denaro della criminalità può entrare nell'economia legale, nel quale commercianti e cittadini possono essere sottoposti a intimidazioni e nel quale il mercato della droga raggiunge dimensioni così rilevanti è un territorio la cui libertà rischia di essere compromessa.

Per questo rivolgiamo un appello a tutte e tutti: alle istituzioni, alle forze politiche, alle associazioni, alle categorie economiche, al mondo della scuola e a ogni singola cittadina e cittadino.

È il momento di mettere paletti chiari, pubblici e invalicabili. Di non concedere neanche un millimetro a situazioni opache, a relazioni ambigue, a interessi di cui non sia possibile riconoscere con chiarezza la natura e la provenienza.

Occorre sostenere chi denuncia, proteggere chi subisce intimidazioni, rafforzare gli strumenti di prevenzione, promuovere la trasparenza amministrativa e impedire che il bisogno economico e la fragilità sociale diventino occasioni di reclutamento o di condizionamento da parte della criminalità.

Non servono dichiarazioni rituali sulla legalità, destinate a esaurirsi con la cronaca di questi giorni; serve una pratica quotidiana, coerente e riconoscibile, soprattutto da parte di chi ricopre responsabilità pubbliche.

Non possiamo accorgerci delle mafie soltanto quando arrivano gli arresti; la politica deve avere il coraggio di vedere prima, di parlare prima, di intervenire prima.

La legalità non è una parola da pronunciare nelle occasioni ufficiali: la legalità è un confine da difendere ogni giorno.

 


Fabrizio Giustizieri - Segretario Federazione Provinciale Sinistra Italiana - AVS L'Aquila

Gino Ciampa - portavoce Sinistra Italiana - AVS Sulmona

Guido Del Boccio - portavoce Sinistra Italiana - AVS Raiano