Occupazione femminile, la maternità continua a espellere le donne

La denuncia del Pd: in provincia di Teramo 268 dimissioni di genitori con figli piccoli nel 2025, il 75% sono donne

- La Redazione

Occupazione femminile, la maternità continua a espellere le donne

PESCARA - “Le 268 dimissioni di genitori con figli piccoli convalidate nel 2025 in provincia di Teramo, il 19,6% in più rispetto alle 224 dell’anno precedente, non sono un dato isolato. Sono il segnale di una disuguaglianza strutturale che continua a scaricare sulle donne il costo economico e professionale della cura”. A sottolinearlo sono Marielisa Serone D’Alò, responsabile Diritti e pari opportunità del PD Abruzzo e Monia Pecorale, responsabile Lavoro della segreteria regionale del PD Abruzzo, commentando i dati dell’Ispettorato territoriale del lavoro diffusi dalla consigliera di parità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri.

“Delle 268 dimissioni, 201 riguardano lavoratrici madri e 67 lavoratori padri: le donne rappresentano il 75% del totale. In 121 casi viene indicata l’assenza di una rete familiare capace di sostenere la cura dei figli: 113 riguardano donne e appena 8 uomini, un divario antistorico - affermano le due esponenti Pd -. Queste dimissioni sono volontarie solo formalmente. Quando una donna lascia il lavoro perché non trova un asilo nido, perché gli orari sono incompatibili con quelli dei servizi o perché manca la necessaria flessibilità, non siamo davanti a una scelta personale: siamo davanti al fallimento delle politiche pubbliche e dell’organizzazione del lavoro. E l’Abruzzo governato dalla destra di Marsilio è tutt’altro che un’eccezione. Il tasso di occupazione femminile regionale è fermo al 52,1%, contro il 72% degli uomini, con un divario di quasi venti punti. Il tasso di inattività raggiunge il 43,4% tra le donne, contro il 22,8% tra gli uomini”.

Anche i dati sui congedi parentali raccontano uno squilibrio enorme: nel 2024 le donne abruzzesi hanno utilizzato 262.784 giornate di congedo, contro le 48.748 degli uomini. L’84,4% del tempo dedicato alla cura dei figli continua dunque a gravare sulle donne.

“Dietro questi numeri c’è una responsabilità politica precisa - incalzano -. Da otto anni la destra governa la Regione, ma sulle donne e sulle famiglie mancano una politica strutturale per l’infanzia, servizi adeguati e misure capaci di sostenere davvero l’occupazione femminile. Particolarmente grave è la situazione dei servizi per la prima infanzia: in Abruzzo ci sono appena 28 posti ogni 100 bambine e bambini tra zero e due anni, ben al di sotto anche del precedente obiettivo europeo di 33 posti e lontano dal nuovo traguardo di 45. La disponibilità dei nonni non può diventare la politica regionale per l’infanzia. E una donna non può essere costretta a scegliere tra un figlio e il proprio lavoro perché la Regione non garantisce servizi adeguati. Non è giusto”.

Per il PD Abruzzo serve un piano regionale straordinario per l’occupazione femminile e la condivisione del lavoro di cura, con più servizi per l’infanzia, sostegni stabili alla genitorialità, incentivi alle imprese che adottano modelli organizzativi realmente compatibili con la vita familiare e un monitoraggio permanente delle dimissioni dei genitori: “I bonus sono temporanei. Servono politiche strutturali, servizi accessibili e certezze. La maternità non può continuare a essere uno dei principali fattori di espulsione dal lavoro. Ogni donna costretta a dimettersi perde reddito, autonomia e prospettive professionali, mentre l’intera economia regionale perde competenze e possibilità di crescita”.