Mosciano Sant'Angelo, FdI: ma di quale sviluppo si parla?

"Un paese che perde luoghi di aggregazione e lascia deteriorare le proprie strutture non può accontentarsi della propria narrazione"

- La Redazione

Mosciano Sant'Angelo, FdI: ma di quale sviluppo si parla?

MOSCIANO SANT'ANGELO - Leggiamo che si parla di 50 anni di lavoro e sviluppo a Mosciano Sant’Angelo. E sinceramente, da cittadini, proviamo amarezza e indignazione. Ma di quale sviluppo stiamo parlando? Perché noi vediamo una Mosciano che, invece di guardare avanti, sembra essere tornata indietro di anni.

  • Cultura: non abbiamo un vero sistema di spazi culturali e, tantomeno, di una vera e propria biblioteca comunale. Il cineteatro è chiuso da troppo tempo, privando intere generazioni di un luogo fondamentale per il cinema, il teatro e gli eventi.
  • Belvedere: chiuso, un altro spazio che dovrebbe essere un punto di ritrovo e di valorizzazione del paese, ma che i cittadini non possono vivere come meriterebbe.
  • Il convento: una struttura che dovrebbe rappresentare un patrimonio storico, culturale e identitario per Mosciano, lasciata invece a sé stessa. Un luogo che meriterebbe attenzione, recupero e un progetto concreto per restituirlo alla comunità.
  • La piazza: una delle immagini più evidenti dell'immobilismo del paese. Una piazza che sembra rimasta ferma ai primi anni del Novecento, con la differenza che oggi anche le palme l'hanno abbandonata. E restano interrogativi sulla sua fruibilità e sulla capacità di renderla un vero centro di aggregazione.
  • Lo stadio comunale: un impianto sportivo inagibile, nonostante i lavori di sistemazione. E se per sbloccare la situazione serve la firma del sindaco per autorizzare gli interventi necessari, allora la domanda è inevitabile: cosa si sta aspettando?
  • I campi sportivi di periferia: completamente abbandonati, dimenticati da chi dovrebbe garantirne la manutenzione e la valorizzazione. Anche le frazioni e le periferie hanno diritto a strutture decorose e funzionali. Lo sport non può essere un privilegio riservato a pochi, né possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B.
  • Periferie: Le frazioni e le contrade del paese che sono stati ridotti a meri dormitori.
  • Edilizia scolastica: interventi e scadenze che si trascinano, mentre le famiglie hanno diritto a strutture adeguate, sicure e a tempi certi.
  • Edilizia pubblica: ponte della SS 80(nel 2014 la prima deliberazione per la realizzazione del ponte), mai terminato rimasto incompleto dopo un investimento economico di circa € 1.700.000,00, ceduto successivamente ad ANAS S.P.A.. Per non dimenticare l’ex sede comunale di via Pompizii, inagibile da anni ed ancora in attesa di una riqualificazione.
  • Discarica di Santa Maria Assunta: oggetto di procedura di Infrazione UE 2011/2215. Una vicenda che continua a pesare sul territorio e sulla fiducia dei cittadini, con la chiusura definitiva ancora da chiarire nei suoi tempi e nei suoi risultati.
  • Il cimitero comunale: uno stato di degrado che non può più essere ignorato. Non si vedono interventi concreti di manutenzione e riqualificazione adeguati alle condizioni in cui versa la struttura, che appare in uno stato disastroso. Il cimitero è un luogo di rispetto, memoria e raccoglimento, e merita cura, dignità e attenzione costante. Lasciarlo in queste condizioni significa mancare di rispetto non soltanto a un luogo importante per la comunità, ma anche ai defunti e alle loro famiglie. Anche qui la domanda è inevitabile: perché non si interviene?

Per non parlare dei problemi relativi alla viabilità pubblica. E allora la domanda è semplice: dove sono i segni concreti di questo sviluppo? Lo sviluppo non si misura con le celebrazioni, con gli anniversari o con le parole pronunciate durante una festa politica. Si misura con i servizi che funzionano, con gli spazi pubblici aperti, con la cultura accessibile, con gli impianti sportivi fruibili, con le scuole adeguate, con i problemi risolti e con le opportunità offerte ai giovani. Cinquant'anni di amministrazioni non possono diventare una giustificazione per tutto ciò che ancora manca. Al contrario, dovrebbero essere un motivo in più per rendere conto ai cittadini dei risultati raggiunti e di quelli che continuano ad aspettare.

Un paese che lascia chiusi i propri luoghi di cultura, abbandona il proprio patrimonio storico, non riesce a rendere fruibili gli impianti sportivi e dimentica i campi delle periferie può davvero parlare di sviluppo? Non basta dire che Mosciano è cresciuta: bisogna dimostrarlo con i fatti. Perché un paese che perde luoghi di aggregazione, lascia deteriorare le proprie strutture e continua a fare i conti con problemi irrisolti non può accontentarsi della propria narrazione.

Mosciano merita molto di più. Merita una visione, investimenti concreti, tempi certi e soprattutto il coraggio di riconoscere ciò che non ha funzionato. Meno autocelebrazione e più fatti. Meno slogan e più risposte. Meno promesse e più responsabilità. Perché il futuro di Mosciano non si costruisce raccontando quanto siamo stati bravi ieri, ma dimostrando che siamo capaci di migliorare il paese oggi. E i cittadini hanno tutto il diritto di chiedere: dopo tutti questi anni, è davvero questo il paese che vogliamo lasciare ai nostri figli? - Il Direttivo di Fratelli d'Italia di Mosciano S. A. -