Marinelli e Pecorale su miracolo abruzzese: “Altro che locomotiva del sud, i giovani continuano a partire”
Un’immagine suggestiva, ma la realtà racconta altro: giovani che emigrano, lavoro precario, salari bassi e donne ancora penalizzate nel mercato del lavoro
- La Redazione
PESCARA - “Qualche settimana fa il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, insieme all’assessora al Lavoro Tiziana Magnacca, ha definito l’Abruzzo la ‘locomotiva del Sud’. Un’immagine suggestiva, ma la realtà racconta altro: giovani che emigrano, lavoro precario, salari bassi e donne ancora penalizzate nel mercato del lavoro, ci chiediamo, quali dati hanno portato Marsilio a una definizione simile? Gli slogan non bastano a creare occupazione stabile né a fermare l’emorragia di competenze dalla nostra regione”, si chiedono Daniele Marinelli, segretario regionale Pd e Monia Pecorale, responsabile Lavoro della segreteria regionale del partito.
“Oggi l’Abruzzo si trova davanti a criticità evidenti: La definizione di “Abruzzo locomotiva del Centro-Sud” è stata annunciata con enfasi durante la presentazione del piano regionale per l’occupazione. Ma da quel giorno, più che conferme, sono arrivati segnali che raccontano un’altra verità: precarietà diffusa, 39mila giovani costretti a partire, sanitari privati di somme ingenti di accessorio, proteste dei medici e di insegnanti, donne ancora penalizzate nel mercato del lavoro e un sistema produttivo che fatica a garantire prospettive solide, un settore automotive rimasto al palo del Ministero di Urso, una regione che non investe in Intelligenza artificiale, una regione che con la ZES rilascia solo 4 autorizzazioni (solo il 2% di tutto il Mezzogiorno), settori produttivi in cui non si riesce a trovare lavoratori a causa di salari troppo bassi - rimarcano - . Anche i dati IFEL-ANCI smentiscono la narrazione trionfalistica e fotografa un Mezzogiorno in cui la spinta del PNRR su occupazione e Pil procapite ha determinato il sorpasso sulle regione del nord. In tale contesto, il dato sull'occupazione attesta l'Abruzzo alla sesta (non prima!) posizione dopo Sardegna, Molise, Calabria e Campania. Dal punto di vista del Pil procapite, l'Abruzzo è settima (non prima!). Preoccupa inoltre la scadenza imminente del PNRR e il rischio concreto di lasciare inutilizzate risorse fondamentali per il futuro del territorio.
A determinare gli effetti positivi narrati non sono state certamente le scelte strategiche della Regione, ma sono stati maggiori risorse del PNRR destinate alle regioni del sud, presenza maggiore degli inattivi e decisivo è stato il settore delle costruzioni .Gli abruzzesi, invece, chiedono opportunità vere, lavoro stabile e una regione che non costringa i propri figli a cercare altrove ciò che qui non trovano o ad accontentarsi di un lavoro precario e pagato poco senza certezze per il futuro. Forse il problema è proprio questo: chi governa continua a guardare la locomotiva dipinta nei manifesti, mentre cittadini e lavoratori ogni giorno fanno i conti con una realtà molto diversa”.