Liste di attesa, l'incoerenza tra la bocciatura di Agenas e l'ottimismo dell'ASR

Il Comitato Val Vibrata "fa i conti": 7 milioni l'anno di professione intramoenia dimostrano che il sistema pubblico non è in grado di garantire prestazioni nei tempi

- La Redazione

Liste di attesa, l'incoerenza tra la bocciatura di Agenas e l'ottimismo dell'ASR

SANT'OMERO - C'è una domanda semplice che il Comitato Civico per la tutela dell'Ospedale Val Vibrata e della sanità pubblica si pone di fronte ai giudizi discordanti sulle liste di attesa del primo semestre 2026: dove sta la verità?

Da un lato, l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) certifica che l'Abruzzo rispetta i tempi massimi di garanzia nel 65,3% dei casi, contro una media nazionale dell'84,6% — un dato che la stessa agenzia definisce drammatico. Dall'altro, il direttore dell'Agenzia Sanitaria Regionale, dott. Maurizio Brucchi, segnala miglioramenti per le classi di priorità U (urgente) e B (breve) rispetto allo stesso periodo del 2025, pur ammettendo criticità persistenti per la classe P (programmabile). Due narrazioni che faticano a comporsi in un quadro coerente.

Il Comitato ha scelto di non fermarsi alle dichiarazioni e di cercare una risposta nei dati. Dati ufficiali, oggettivi, pubblicamente disponibili.

Il metodo: guardare dove gli altri non guardano. La letteratura scientifica in economia sanitaria documenta una correlazione chiara tra il volume di libera professione intramoenia erogata e la difficoltà di accesso alle prestazioni nel sistema pubblico. Il meccanismo è noto: la carenza di personale unita ad altre condizioni legati a fattori organizzativi, produce un effetto diretto sull'allungamento delle liste di attesa istituzionali. In altri termini: più libera professione si fa, più si aspetta nel pubblico.

Partendo da questo principio, il Comitato ha consultato i consuntivi di bilancio della ASL di Teramo per gli anni 2023 e 2024. I numeri parlano da soli: nel 2023 la ASL ha incassato dalla libera professione intramoenia 6.280.000 euro; nel 2024 la cifra è salita a 6.998.000 euro, con un incremento in un solo anno dell’11,4%. Una crescita che, ragionevolmente, riflette una difficoltà sempre maggiore dei cittadini ad accedere alle prestazioni in attività istituzionale nei tempi previsti. I dati del 2025 non sono ancora disponibili, ma la tendenza appare difficilmente reversibile.

Un metodo più attendibile. Il Comitato ritiene che questo approccio sia più affidabile degli indicatori comunemente utilizzati, i quali presentano un limite strutturale: misurano solo i cittadini che le prestazioni le ottengono davvero, escludendo quanti — scoraggiati dai tempi eccessivi — rinunciano al servizio pubblico e si rivolgono al privato a proprie spese, uscendo così dalle statistiche ufficiali. È la domanda espulsa: invisibile ai comunicati, ma visibilissima nei bilanci.

E quei bilanci dicono che quasi 7 milioni di euro l'anno, solo di libera professione intramoenia, escono dalle tasche dei cittadini della provincia di Teramo per accedere a prestazioni che il sistema pubblico non riesce a garantire nei tempi dovuti. A questa cifra vanno aggiunte le spese sostenute presso i poliambulatori privati, in costante crescita sul territorio provinciale. La spesa complessiva a carico dei cittadini non è quantificabile con precisione, ma è certamente eccessiva — e rappresenta un problema non solo sanitario, ma sociale.

Il Comitato auspica che le istituzioni, i corpi intermedi e le associazioni di cittadini prendano piena consapevolezza di questa realtà e le attribuiscano il peso che merita. I dati esistono, sono pubblici, e raccontano una storia più complessa di quella che emerge dai comunicati ottimistici. È tempo di smettere con i teatrini che nascono intorno ai problemi senza risolverli — e che non rendono onore né ai cittadini né a chi li allestisce. - Comitato Civico per la tutela dell'Ospedale Val Vibrata e della sanità pubblica -