Liste d'attesa, Federconsumatori: i dati non mostrano l’accesso reale alle cure

L'associazione denuncia la mancanza di confronto sul problema: "Gli indicatori non raccontano del 12,6% che rinuncia a curarsi"

- La Redazione

Liste d'attesa, Federconsumatori: i dati non mostrano l’accesso reale alle cure

PESCARA - Federconsumatori Abruzzo interviene sul funzionamento del servizio sanitario regionale, partendo dai dati Agenas. Non riconosciamo nelle recenti dichiarazioni dell'assessora regionale alla Salute, diffuse a mezzo stampa, la realtà che incontrano ogni giorno i cittadini ai nostri sportelli. Gli indicatori misurano la quota di prestazioni erogate nei tempi, non l'accesso reale alle cure, e non raccontano chi rinuncia a curarsi.

Un confronto costruttivo sulla sanità è oggi reso più difficile dall'assenza di momenti istituzionali di verifica. Il Comitato Tecnico Regionale per le Liste di Attesa con le associazioni dei consumatori, istituito presso la Giunta Regionale - Dipartimento Sanità e coordinato dal Dott. Claudio D'Amario, non viene convocato da oltre due anni. L'ultimo incontro formale risale alla nota di convocazione del primo luglio 2024 per la riunione del 4 luglio 2024. Da allora, l'assenza di nuove convocazioni priva il sistema sanitario di un momento fondamentale di verifica e di partecipazione democratica con le rappresentanze di cittadini e utenti.

È fondamentale che il confronto parta dalla realtà quotidiana e dalle esperienze concrete di chi si rivolge ai nostri sportelli. I dati ufficiali dei monitoraggi non corrispondono a quanto vivono gli utenti che cercano di prenotare visite specialistiche o esami diagnostici tramite il Portale regionale o il CUP. Per le prestazioni in classe di priorità P il tempo massimo previsto è di 120 giorni. Abbiamo documentato un'attesa di circa 250 giorni per una prestazione in questa classe, ma vi è un caso ancora più emblematico, una mammografia bilaterale richiesta a settembre 2026 con appuntamento assegnato al 12 dicembre 2028. Si tratta di oltre 800 giorni, ovvero più di 2 anni e 3 mesi, per un accertamento fondamentale nella prevenzione.

Non si tratta di casi sporadici, ma di situazioni che si verificano con regolarità. Quando intervengono i nostri uffici si ottiene spesso il rispetto dei tempi stabiliti. Tuttavia resta un'ampia quota di cittadini che, davanti ad attese incompatibili con i bisogni di cura, rinuncia agli esami o si rivolge ad altre soluzioni, a pagamento o fuori regione, accrescendo la mobilità sanitaria negativa e i relativi costi.

Secondo le rilevazioni ufficiali relative al 2024, il 12,6% degli abruzzesi ha rinunciato alle cure, contro una media nazionale del 9,9%. Sono circa 160.000 cittadini che in un solo anno non hanno potuto effettuare visite o esami necessari. Agli sportelli vediamo solo chi si rivolge a noi, ma molte persone rinunciano anche perché non sanno di poter chiedere tutela. Serve rafforzare il monitoraggio e garantire in modo effettivo il diritto alla salute sancito dall'Articolo 32 della Costituzione.

Alle attese lunghe si aggiungono nuovi costi per la cittadinanza. Il nuovo prontuario delle tariffe ha aumentato i ticket per 448 prestazioni di specialistica e diagnostica e per 222 protesi e ausili, con un incremento medio del 5,8% sulle tariffe coinvolte. I rincari toccano anche prestazioni d'uso quotidiano come un prelievo di sangue venoso, una visita cardiologica o un elettrocardiogramma. A livello nazionale i nuovi ticket porteranno oltre 27 milioni di euro l'anno a carico dei cittadini. Il Ministero della Salute parla di un impatto medio di 1,50 euro in più a persona, ma si tratta di una media e a risentirne di più saranno malati cronici, anziani e persone fragili.

In Abruzzo si aggiunge il tema delle cartelle esattoriali per presunte mancate disdette di prenotazioni mediche. La ASL 1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila ha inviato migliaia di richieste per presunte irregolarità risalenti anche a dieci anni fa, e Federconsumatori Abruzzo ha già avviato ricorsi e azioni legali. Anche la ASL 2 Lanciano-Vasto-Chieti ha avviato le procedure per recuperare somme tramite l'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Secondo le segnalazioni ricevute, si tratta di procedure tardive, basate su database aziendali affetti da errori, che hanno colpito anche chi aveva regolarmente disdetto l'appuntamento, chi non aveva ricevuto alcun sollecito e chi è esente da ticket.

Con una spesa sanitaria privata in Italia che supera i 46 miliardi di euro, i cittadini ricorrono sempre più al privato davanti alle difficoltà del servizio pubblico. Riteniamo servano risorse strutturali per ridurre le liste d'attesa e riorganizzare i servizi delle ASL abruzzesi, prima di aumentare i costi per gli utenti o recuperare somme con questi strumenti.

Poniamo una questione concreta sull'informazione e chiediamo quale indicazione riceva, al CUP, una persona a cui viene proposta una prestazione in classe P con un'attesa di circa 250 giorni. Quando il sistema di prenotazione rileva che i tempi della classe di priorità indicata in ricetta, sia essa U, B, D oppure P, non sono rispettabili, deve essere l'Azienda Sanitaria ad attivare meccanismi automatici di informazione e garanzia. Fissare tempi massimi non basta, perché servono strumenti di trasparenza e tutela effettiva.

Denunciamo che, quando i tempi superano quelli della classe di priorità, il cittadino viene troppo spesso lasciato solo a cercare una soluzione. In linea con il Piano Nazionale di Governo delle Liste d'Attesa 2026-2028, l'ASL deve pubblicare e comunicare con puntualità i tempi effettivi, gli ambiti territoriali di garanzia e le procedure di tutela attivabili al momento della prenotazione. Riteniamo che, se non può erogare la prestazione nei tempi previsti, l'ASL debba attivare percorsi alternativi senza oneri aggiuntivi per l'utente. Non è accettabile nemmeno che i pazienti cronici e oncologici debbano rientrare ogni volta nel canale ordinario di prenotazione, senza una presa in carico continuativa. Il Comitato Tecnico Regionale per le Liste di Attesa deve essere riconvocato subito.

Proponiamo inoltre l'apertura, in ogni ASL, di un tavolo con le associazioni dei consumatori per dare attuazione alla Carta dei Servizi sulla base della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 gennaio 1994. Standard di qualità, tempi e tutele devono essere applicabili e pienamente esigibili fin dal momento della richiesta.

Questo quadro trova riscontro nelle valutazioni degli enti ufficiali. La Corte dei Conti, nel Giudizio di Parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato, ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà di tradurre le risorse in prestazioni e sulle carenze strutturali di personale sanitario, mentre le analisi di ISTAT, CNEL e Fondazione GIMBE descrivono una situazione complessa in cui le difficoltà pesano soprattutto nelle aree interne.

Anche per tali ragioni la Federconsumatori aderisce allo sciopero del 20 novembre indetto dalla CGIL, per sostenere la centralità della sanità pubblica, la tutela dei diritti dei cittadini e la necessità di interventi strutturali a difesa del diritto fondamentale alla salute. - Francesco Trivelli, Presidente Federconsumatori Abruzzo APS -