Istituti tecnici, preoccupazione della Cgil sul nuovo ordinamento
Il documento ministeriale può avere ricadute su personale, didattica e diritto allo studio: "Piega la scuola alle esigenze delle imprese"
- La Redazione
CHIETI - Antonio Donatello D' Arcangelo, della segreteria provinciale FLC CGIL di Chieti, esprime forte preoccupazione per il documento ministeriale "Primi orientamenti per la progettazione curricolare finalizzata al passaggio al nuovo ordinamento degli istituti tecnici", che il sindacato giudica come una riorganizzazione profonda dell’istruzione tecnica con ricadute sul lavoro del personale, sulla didattica e sul diritto allo studio.
Il primo nodo riguarda il rapporto con il sistema produttivo.
La previsione di una quota di autonomia e di un’area territoriale co-progettate con le imprese, insieme ai Comitati tecnico-scientifici aperti ai soggetti privati, sposta la finalità dell’istruzione pubblica, dall’emancipazione sociale della persona all’addestramento aziendale. Un curricolo che si modella sulle vocazioni produttive locali rischia inoltre di generare scuole di serie A e di serie B. Nelle aree economicamente depresse o deindustrializzate gli studenti si troverebbero con un’offerta formativa impoverita, con il rischio di cristallizzare le disuguaglianze di partenza anziché rimuoverle, in contrasto con il compito che gli articoli 3 e 34 della Costituzione assegnano alla Repubblica.
Pesanti anche le conseguenze sul personale. L’accorpamento delle discipline scientifiche nell’unica voce "Scienze sperimentali", con contitolarità o suddivisione flessibile tra le classi di concorso A020, A034 e A050, e lo slittamento modulare di insegnamenti come TIC e TTRG tra primo e secondo anno rendono instabili gli organici d’istituto. Il rischio indicato è quello di esuberi latenti, cattedre orario esterne frammentate e una continua rincorsa all’adeguamento delle classi di concorso.
Sul piano didattico, l’introduzione degli "elementi di base dell’indirizzo" già nel primo biennio sottrae spazio a materie fondamentali, come italiano, matematica, storia e scienze di base, proprio nell’età in cui andrebbero rafforzati l’orientamento di ampio respiro e il pensiero critico. Il voto unico in scrutinio per le "Scienze sperimentali", espresso da docenti con percorsi accademici e classi di concorso diversi, forza la collegialità e rischia di ridursi a un compromesso burocratico, lontano dal reale apprendimento nelle singole discipline. La progettazione per Unità di Apprendimento, i "compiti autentici" e le griglie di osservazione, inoltre, comprimono la libertà di insegnamento tutelata dall’articolo 33 della Costituzione, riducendo il docente a esecutore e certificatore di prestazioni.
La FLC CGIL Chieti segnala il tema della sicurezza e della tutela degli studenti. L’anticipazione dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) già dal secondo anno, quindi a quindici anni, espone studenti minorenni a contesti aziendali prima che abbiano maturato competenze di base e tutele adeguate. L’insistenza sulla filiera verticale tra istituto tecnico e ITS Academy fin dal primo anno orienta precocemente i ragazzi verso sbocchi precisi e rischia di ridurre, per i figli delle famiglie meno abbienti, la reale possibilità di accedere ai gradi più alti degli studi.
Preoccupa anche l’impatto sull’inclusione.
Pur richiamando principi come l’Universal Design for Learning, l’impianto è tarato sui ritmi e sull’efficienza dell’industria avanzata, per gli alunni con disabilità e con PEI la specializzazione precoce rischia di tradursi in un’esclusione di fatto dai laboratori e dai percorsi di indirizzo. Per gli studenti stranieri neoarrivati, per i quali il primo biennio dovrebbe puntare su alfabetizzazione e italiano L2, anticipare la formazione specialistica senza un potenziamento strutturale dell’area linguistico-comunicativa significa esporli a insuccessi precoci o al confinamento in mansioni esecutive dequalificate.
La FLC CGIL contesta infine l’impostazione culturale del documento. L’uso sistematico di terminologia anglofona e aziendale, da "mismatch" a "twin transition", da "learning outcomes" a "TVET", secondo il sindacato presenta come inevitabile modernizzazione la sottomissione della scuola alle esigenze del mercato, in assenza di investimenti reali su organici e strutture. Si attribuisce inoltre alla scuola la responsabilità del lavoro povero e della disoccupazione giovanile, come se bastasse cambiare i programmi del primo biennio per garantire occupazione, lasciando in ombra le responsabilità delle politiche salariali e industriali. Allo stesso modo, il richiamo al modello europeo e dell’UNESCO, nato per garantire sistemi trasparenti e competenze per la vita, viene utilizzato per giustificare il depotenziamento delle materie generali e umanistiche e l’apertura della governance delle scuole ai privati.
A fronte di questi orientamenti, la scuola pubblica rischia di smarrire la propria funzione di organo costituzionale di democrazia e di ascensore sociale, trasformandosi in una filiera di reclutamento a basso costo per il mercato del lavoro locale.
Il sindacato chiede il ritiro dell’impianto proposto e l’apertura di un confronto con le organizzazioni sindacali, il personale e le comunità scolastiche. L'occasione si presenta la prossima settimana in occasione delle assemblee territoriali della categoria per discutere di questo argomento e dei contenuti che si porteranno in piazza in occasione dello sciopero generale del 20 novembre. - FLC CGIL Chieti -