Frana di Silvi, D'Alfonso: "Si paga un libertinismo eccessivo del secolo scorso"

L'emergenza della frana di Silvi andrà all’attenzione della Commissione d’inchiesta

- Walter Cori

Frana di Silvi, D'Alfonso: "Si paga un libertinismo eccessivo del secolo scorso"

PESCARA - In Italia ci sono 636mila frane e nello specifico 8mila persone sono interessate dalla violenza di specialissime situazioni di dissesto idrogeologico che privano di tutto, della casa, degli effetti personali, di storie di vita. La prima consapevolezza che oggi deve riguardare tutti è che non si può più costruire ovunque. La seconda è la necessità di conoscere il nostro sottosuolo per individuare gli interventi da programmare e gli strumenti disponibili per salvare persone e cose

L’Abruzzo sta evidentemente pagando caro il prezzo di un libertinismo eccessivo del secolo scorso: prima Chieti, Bucchianico, Fossacesia, oggi Silvi dove con dolore, sconcerto e anche timore ho verificato personalmente una situazione di estrema gravità. Ho visto il sito del crollo di una palazzina intera, ho visto un asse stradale completamente spaccato, devastato, la fotografia plastica del prima e del dopo. E a rendere ancora più emotivamente sconvolgente l’accaduto è che non parliamo di un comune di montagna, non parliamo di Roccacalascio o di un luogo arroccato su un costone, ma parliamo di un comune sostanzialmente di mare, una delle perle dell’Adriatico che sta vedendo venire giù rovinosamente la propria collina

Credo che siano almeno due i fronti su cui intervenire: il primo, affrontare l’emergenza, garantendo i necessari supporti alla popolazione direttamente interessata dal fatto, avviando la verifica immediata di tutti i fabbricati che insistono nell’area, non solo di prima sagoma, per accertarne senza alcuna ombra di dubbio la stabilità e l’attuale agibilità perché le case si ricostruiscono, le vite umane no. Per attivare una tale macchina operativa ritengo che le pubbliche amministrazioni del Comune di Silvi e della Provincia di Teramo debbano accertare con la massima urgenza la presenza e l’effettiva disponibilità speditiva di professionalità  adeguate, sia in termini di preparazione tecnica specifica che soprattutto numericamente sufficiente, chiedendo, in caso contrario, supporto immediato ai vertici istituzionali, sia regionali che statali, con il coinvolgimento tempestivo crescente della Protezione civile nazionale. 

Ricordo che per il 2026 la posta di bilancio del Governo per la gestione della Protezione civile ammonta a 1miliardo di euro, che il Dipartimento di protezione civile può utilizzare per il supporto e la gestione delle emergenze nei vari territori, ma affinchè lo stesso territorio sia protagonista occorre che abbia lo strumento, ossia la risorsa umana, occorre che abbia un ufficio tecnico preparato, e non improvvisato. Già lo scorso dicembre con ANCI ho aperto un ragionamento di adozione, in caso di emergenza, di funzionari anche di altri enti locali che si mettono a disposizione per supportare gli enti locali colpiti, ma questa non può essere la gestione ordinaria di un contesto. E in tal senso è necessario favorire anche l’Unione dei Comuni che possa attingere dal bacino dei liberi professionisti. Il carico di lavoro ordinario non può raddoppiarsi con il lavoro aggiuntivo del dissesto: c’è il rischio della non appropriatezza nella dedizione lavorativa!

Su un binario parallelo deve svolgersi un’azione tecnico-amministrativa altrettanto urgente e fondamentale: vanno individuate le cause della frana in atto dallo scorso gennaio a Silvi. Ancora ieri sentivo voci contraddittorie e confuse, un caos ideologico che non produce risultati sulla frana. C’è chi parla di un problema con Aca, di perdite sotterranee, di un cedimento della roccia sotto il peso dell’urbanistica prodottasi negli anni, in ultimo delle piogge dei giorni scorsi che hanno scavato. Ora, al netto dello stupore delle prime ore, non ritengo impossibile individuare l’origine di quel cedimento, che è necessario per prendere le misure dell’emergenza in atto, per capire quante altre abitazioni potrebbero cedere all’improvviso

Infine va sicuramente aperta una riflessione politica profonda sulle parole del Capo Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano che avevamo audito a dicembre 2025 nella Commissione d’Inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del Territorio italiano, in vista del sopralluogo sulle frane di Chieti e Bucchianico dello scorso 29 gennaio: nella regione Abruzzo, così duramente colpita da eventi calamitosi determinati dalla fragilità del territorio, il terremoto de L’Aquila, il terremoto nel teramano, le alluvioni di Pescara, ora le frane, è istituzionalmente inaccettabile che alcuni sindaci, gli stessi che sono responsabili della sicurezza dei propri cittadini, abbiano impugnato dinanzi al Tar il nuovo PSDA- Piano di Difesa dalle Alluvioni, ritenendolo eccessivamente severo nei limiti imposti sul fronte dell’edilizia

Sul tema ricordo che c’è anche una direttiva antipatizzata dall’Italia e da altri stati membri dell’Unione, la Direttiva 2014-89UE che, pensata e resa norma nel 2014 con un periodo di gradazione sino a marzo 2021, chiedeva atti di inibizione costruttiva in corrispondenza del rapporto tra terra e mare, ma a oggi non s’è fatto nulla in Italia salvo chiedere allo Iuav di fare qualcosa sul piano della convegnistica educativa.  Per questa ragione ribadisco la necessità di individuare strumenti per semplificare le competenze e “le plurali ministerialità”: occorre evitare la parcellizzazione degli interventi quando dobbiamo curare e risanare suolo e sottosuolo, costruendo e rendendo effettiva una Legge Quadro sui disastri per evitare il tiro delle giacchette della politica, e che in modo automatico stabilisca come si opera e con quali risorse.

Porterò personalmente l’emergenza della frana di Silvi all’attenzione della Commissione d’inchiesta, sul rischio idrogeologico in qualità di vicepresidente, rifiutando l’idea che quel comune passi alla storia come la Niscemi d’Abruzzo - Luciano D'Alfonso .