FOTO | Premio Teramo: sala gremita per Nucci, Fusillo e Gambacorta
Ultimo incontro del ciclo "Tre passi nella letteratura". Venerdì 11 dicembre la serata finale e la premiazione
- La Redazione
TERAMO - Come nasce un racconto? Quanto rigore richiede una storia che si compie in poche pagine? Sono alcune delle domande al centro di «Del racconto», l’incontro che venerdì 6 novembre ha chiuso il ciclo "Tre passi nella letteratura" della XLVII edizione del Premio Teramo, dopo gli appuntamenti con Marco Lodoli e Dacia Maraini. La Sala Ipogea di piazza Garibaldi ha accolto Matteo Nucci, Massimo Fusillo e Simone Gambacorta davanti a un pubblico che ha riempito la sala e seguito con attenzione la conversazione, arricchendola con le proprie domande.
Il dialogo ha interessato "Platone. Una storia d’amore", il romanzo di Nucci secondo classificato al Premio Strega 2026, per allargarsi dal mondo antico al presente, fino alla guerra, alla sua assurdità e al suo ricorrere nella storia. Una riflessione sull’essere umano, sulle sue contraddizioni e sulla difficoltà di imparare dall’orrore.
Al centro è rimasto il racconto, la forma letteraria a cui il Premio Teramo è dedicato. Nucci ha richiamato la riflessione di William Faulkner, che considerava il racconto la forma più impegnativa dopo la poesia. Nell’intervista del 1956 alla Paris Review, Faulkner si definisce un poeta fallito e, con ironia, descrive un percorso: lo scrittore tenta prima la poesia, poi il racconto e, fallendo anche in quello, passa al romanzo. Il criterio è quindi la difficoltà e il rigore richiesti dalla forma letteraria. Una riflessione che ha accompagnato il confronto sul racconto come forma autonoma, con una propria architettura, che esige precisione nella costruzione e nella scelta di ogni parola.
"Bisogna ringraziare Teramo e il suo Premio perché continuano a custodire e valorizzare il racconto. È una forma letteraria di grande valore, che richiede un’attenzione particolare e una struttura narrativa propria, anche in un momento in cui il romanzo incontra maggiore fortuna presso i lettori", ha osservato Matteo Nucci.
Massimo Fusillo e Simone Gambacorta hanno esplorato i confini di un genere difficile da definire, mostrando la complessità che si nasconde dietro l’apparente semplicità della forma breve. In uno spazio concentrato, ogni elemento contribuisce all’equilibrio della storia e alla sua capacità di coinvolgere il lettore.
"Il Premio Teramo è un premio letterario. Nella mia direzione l’ambizione era di rivitalizzarlo e ricollocarlo tra i premi letterari di interesse nazionale. La sua unicità, il racconto inedito; la novità, premiare anche una raccolta edita: un unicum tra i premi letterari italiani. Tutto quello che si fa sul territorio lo ricolloca nell’affettuosa appartenenza a quest’ultimo. Ma se vogliamo sprovincializzarlo l’obiettivo è guardare lontano. Forse da quest’anno si parlerà del Premio Teramo anche a Pescara a L’ Aquila e a Chieti e Teramo avrà, a buon diritto, una collocazione e un rispetto tra i premi italiani", ha sottolineato il direttore artistico Silvio Araclio.
"Oggi, con Matteo Nucci e Massimo Fusillo, celebriamo il racconto, la forma letteraria che caratterizza il Premio Teramo e che merita pieno riconoscimento per il suo valore. Celebriamo così anche il Premio nell’anno del suo rilancio, un anno in cui Teramo ha dimostrato di voler investire sulla lettura, sulla scrittura e sulla cultura, un impegno che intendiamo portare avanti", ha commentato il sindaco Gianguido D’Alberto.
L’assessora alla Cultura Stefania Di Padova ha evidenziato il coinvolgimento della città attraverso le diverse iniziative del Premio: "Accanto agli incontri con gli autori, abbiamo voluto creare occasioni perché i cittadini potessero avvicinarsi alla scrittura e mettersi in gioco, a partire dai più giovani. Un percorso che accompagna alla serata finale dell’11 dicembre e che punta a far sì che il Premio Teramo sia realmente il premio della città di Teramo, con un risvolto, siamo sicuri, a livello nazionale e non solo".