FOTO e VIDEO | KUM quadruplica in due anni la propria medicina solidale

169 visite nel 2026, una rete di oltre 20 associazioni e circa 80 volontari al servizio delle persone in difficoltà economica

- La Redazione

FOTO e VIDEO | KUM quadruplica in due anni la propria medicina solidale

TERAMO - Dare una risposta concreta a chi ha bisogno di cure ma incontra difficoltà ad accedere alle prestazioni sanitarie. È l'obiettivo con cui è nato a Teramo lo studio polispecialistico di medicina solidale KUM, che ha presentato il bilancio delle attività svolte e dei risultati raggiunti nei primi anni di servizio.

Alla presentazione hanno partecipato il sindaco Gianguido D'Alberto, l'assessore alle Politiche sociali Stefania Di Padova, la presidente dell'associazione KUM! Giovanna Zippilli e il professor Renato Gregorini, coordinatore dei medici della struttura.

Attivo nei locali comunali di via Potito Randi, il progetto è nato dalla collaborazione tra l'amministrazione comunale e l'associazione KUM!, grazie al contributo di professionisti sanitari che hanno scelto di mettere le proprie competenze a disposizione delle persone in condizioni di fragilità economica e sociale.

L'iniziativa si rivolge in particolare a chi rischia di rinunciare a visite e accertamenti per ragioni economiche, una delle manifestazioni più concrete della cosiddetta povertà sanitaria. Un bisogno al quale KUM risponde attraverso un modello di medicina solidale che mette in rete medici volontari, servizi sociali e associazioni del territorio.

I numeri: attività in crescita

Il bilancio restituisce un quadro positivo, con una crescita significativa delle prestazioni erogate. Nel 2024 sono state effettuate 37 visite, salite a 113 nel 2025 e a 169 nel 2026. Numeri che testimoniano il progressivo consolidamento del servizio e la sua capacità di rispondere a un bisogno concreto della comunità.

La rete può contare su circa 80 volontari, tra medici, infermieri e personale amministrativo, con una quarantina di medici coinvolti. Due terzi dei pazienti sono italiani, mentre la collaborazione con oltre 20 associazioni contribuisce a raggiungere le persone che si trovano in condizioni di maggiore difficoltà.

Una rete per garantire l'accesso alle cure

Un aspetto centrale del progetto riguarda le modalità di accesso. Lo studio non nasce infatti come un ambulatorio a libero accesso, ma si inserisce in una rete di collaborazione con i servizi sociali comunali e le associazioni che intercettano le situazioni di maggiore bisogno. L'obiettivo è facilitare il collegamento tra disagio economico e assistenza sanitaria, evitando che le difficoltà finanziarie diventino un ostacolo alle cure.

Il bilancio dei primi anni conferma il valore di un'esperienza che punta sulla collaborazione tra istituzioni, volontariato e professionisti sanitari per tutelare il diritto alla salute. La crescita delle visite e il consolidamento della rete territoriale rappresentano una base importante per proseguire il percorso e offrire un sostegno concreto a chi rischia di rinunciare a visite, prevenzione e diagnosi per ragioni economiche. - Fabio Chiodi -

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