FOTO e VIDEO | In Abruzzo si invecchia meglio, tra i segreti c'è lo "Sdijuno"

Anziani poco sedentari e con meno giorni di malattia ma utilizzano troppi farmaci

- La Redazione

FOTO e VIDEO | In Abruzzo si invecchia meglio, tra i segreti c'è lo "Sdijuno"

TERAMO - La longevità non è soltanto una questione di anni da aggiungere alla vita, ma anche di salute, autonomia e qualità del tempo vissuto. È questo il filo conduttore degli Stati generali sulla salute della terza età, che si sono svolti a Teramo, nella sala congressi del Park Hotel Sporting, con il convegno “Strategie di lunga vita: approccio multidisciplinare per invecchiare in salute”.

L’iniziativa, promossa dalla Federazione Pensionati MCL insieme alla LILT di Teramo, ha riunito esponenti delle istituzioni, del mondo sanitario, universitario e scientifico per affrontare una delle trasformazioni demografiche più rilevanti dei prossimi anni. L’Italia presenta infatti una popolazione tra le più longeve e il progressivo aumento dell’età media pone nuove esigenze sul fronte della prevenzione, dell’assistenza e dell’organizzazione dei servizi.

Il confronto ha coinvolto il presidente generale MCL Alfonso Luzzi e particolare attenzione è stata dedicata all’aspetto sanitario e scientifico. Il direttore generale dell’ASR Abruzzo, Maurizio Brucchi, ha affrontato il tema della salute e dell’organizzazione sanitaria; Antonella Viola, professoressa ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova, ha posto l’attenzione sul rapporto tra prevenzione, scelte quotidiane ed epigenetica. Tra gli altri interventi, quelli di Savino D’Elicio Di Chio, direttore provinciale dell’INPS di Teramo, sull’aumento della speranza di vita e la sostenibilità del sistema, di Alessandro Stranieri sull’attività fisica e la sana alimentazione e di Alberto Carrara sul ruolo della socialità e della partecipazione nella qualità della vita.

Un approccio, dunque, che guarda alla terza età non soltanto dal punto di vista assistenziale, ma anche attraverso prevenzione, corretti stili di vita, relazioni sociali e capacità del sistema sanitario di rispondere a una popolazione sempre più longeva.

L’obiettivo emerso dal confronto è quello di spostare l’attenzione dalla semplice durata della vita alla possibilità di vivere più a lungo mantenendo, per quanto possibile, salute, autonomia e benessere.

Nel corso della mattinata sono stati presentati anche i dati relativi (riportati sotto) alla salute della popolazione anziana in Abruzzo e in Italia, offrendo un quadro delle condizioni della terza età e delle principali criticità legate all’invecchiamento. - Fabio Chiodi -

Nota Stampa - Il confronto tra l'Abruzzo e il resto d'Italia evidenzia che gli anziani abruzzesi godono dí una qualità della vita e di una percezione della salute nettamente superiori alla media nazionale, posizionando la regione tra le aree geografiche più felici per invecchiare. Il quadro comparativo basato sui dati dei sistemi di sorveglianza PASSI d'Argento dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) mette in luce i punti di forza e le sfide del territorio:

I punti di forza dell'Abruzzo

  • Meno giorni di malattia: Gli over 65 abruzzesi trascorrono meno giorni all'anno con problemi fisici o psicologici invalidanti (2,9 contro i 4,1 del resto d'Italia).
  • Più movimento e meno sedentarietà: La conformazione territoriale (aree montane e collinari) e la cultura rurale spingono gli anziani abruzzesi a camminare e muoversi di più. Il 44% è fisicamente attivo contro una media italiana ferma a circa il 38%.
  • Un pilastro per la società: Il 29% degli anziani abruzzesi offre un supporto attivo quotidiano all'interno del proprio nucleo familiare o nei piccoli borghi (rispetto al 26% nazionale), riducendo il senso di inutilità sociale. 

Gli aspetti critici in linea con l'Italia

  • Il consumo di farmaci: Il 44% degli anziani in Abruzzo assume 4 o più farmaci al giorno. Questo dato rispecchia fedelmente la media nazionale (circa 38-42%), a testimonianza di come la longevità abruzzese sia comunque accompagnata e supportata dalla gestione medica delle patologie croniche.
  • L'isolamento delle aree interne: Pur essendoci un tasso di fragilità leggermente più basso (16% contro il 18% italiano), la dispersione della popolazione nei borghi montani espone gli anziani a un rischio di isolamento sociale paragonabile a quello delle aree più svantaggiate del Paese.

L'Abruzzo è sesta in Italia per numero di centenari, con circa 50 persone con più di cento anni ogni 100.000 abitanti. Dati e Classifiche

  • Posizione nazionale: Sesta regione italiana per densità di centenari, con 20 persone over 105 registrate (in particolare nelle province di Chieti e Pescara).
  • Aree interne: Circa 150 comuni abruzzesi mostrano tassi di longevità paragonabili o superiori a quelli della celebre zona blu della Sardegna. Queste aree si concentrano vicino ai parchi nazionali (Gran Sasso, Majella) e nella Marsica.

In Abruzzo, la straordinaria concentrazione di ultracentenari (stimata in circa 503 centenari totali sul territorio regionale) non è omogenea, ma si sviluppa prevalentemente nelle aree interne e montane.

Lo studio CenTEnari ha mappato circa 150 piccoli comuni ad altissimo tasso di longevità, individuando quattro macro-aree geografiche contigue dove si registra la massima densità di ultra-novantenni e centenari:

Le 4 aree della longevità abruzzese

  • Area contigua al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: Caratterizzata da piccoli borghi montani isolati, un ambiente incontaminato, un'eccellente qualità dell'aria e sorgenti d'acqua purissima.
  • Area contigua al Parco Nazionale della Majella: Un territorio aspro dominato storicamente dalla pastorizia e dall'agricoltura di sussistenza, fattori che hanno forzato uno stile di vita fisicamente attivo fino a tarda età.
  • La sub-regione della Marsica: Territorio dell'entroterra aquilano che circonda la piana del Fucino. La combinazione tra l'altitudine e la forte tradizione agricola locale ha favorito stili alimentari rimasti immutati per generazioni.
  • Le aree interne montane e collinari tra Chieti e Pescara: Benché la costa sia più popolosa, i dati statistici regionali evidenziano picchi clamorosi di longevità nei piccoli comuni dell'entroterra teatino e pescarese (le province che registrano, non a caso, il maggior numero di residenti over 105).

Il Segreto della Longevità

  • Lo "Sdijuno": Una ricerca coordinata dall'Università degli Studi di Teramo insieme ad ARPA Abruzzo nell'ambito del progetto CenTEnari punta i riflettori sulla tradizionale colazione contadina detta "sdijuno" (stappa-digiuno).
  • Cosa prevede: Un pasto mattutino ricco e tradizionale a base di pane, formaggio, salsicce e frittate, che riflette un legame profondo tra metabolismo, cibi locali e qualità dell'ambiente montano e pulito.

I dettagli principali emersi e la struttura del progetto includono:

1 La Crono-Nutrizione e il ruolo dello "Sdijuno"

La scoperta più significativa riguarda la crono-nutrizione, cioè l'ottimizzazione degli orari dei pasti in sintonia con i ritmi biologici.

  • Il meccanismo: Oltre il 90% dei centenari intervistati pratica da sempre lo sdijuno (letteralmente "stappa digiuno'').
  • Il ritmo metabolico: Tradizionalmente, gli anziani consumano una cena estremamente frugale al tramonto e un pasto molto abbondante e ricco a metà mattina. Questo schema garantisce al corpo un digiuno notturno di circa 14-16 ore.
  • Il beneficio: Questo riposo prolungato riduce drasticamente lo stress postprandiale immunitario e metabolico, minimizzando l'insorgere di infiammazioni croniche.

2 Alimentazione Territoriale e Funzionale La dieta dei centenari abruzzesi non è solo una questione di orari, ma di eccezionale qualità delle materie prime:

 - Prodotti a Km 0: Consumo esclusivo di alimenti tipici del territorio montano o rurale (come cicerchie, erbe di campo e gli orapi, gli spinaci selvatici di montagna). 
• Ricette antinfiammatorie: Lo studio prevede la mappatura e l'analisi nutrizionale delle antiche ricette tradizionali per valutarne le specifiche proprietà protettive e antiossidanti. 

Cosa accomuna queste quattro aree? I ricercatori dell'Università degli Studi di Teramo sottolineano che l'alto tasso di longevità in queste quattro zone non è legato a un fattore genetico isolato, bensì a una perfetta combinazione di fattori ambientali e culturali:

  1. L'isolamento geografico storico: Ha preservato intatte le antiche abitudini culinarie basate sulla biodiversità agroalimentare locale (legumi, verdure spontanee).
  2. La pendenza del territorio: La vita quotidiana in paesi montani o collinari comporta un esercizio fisico naturale costante (camminare in salita), preservando la mobilità e la salute cardiovascolare.
  3. Il ritmo pastorale e agricolo: È proprio da queste quattro sub-regioni che nasce la tradizione dello sdijuno, il pasto abbondante di metà mattina intervallato da un lungo digiuno notturno.

LA SITUAZIONE IN ITALIA: LONGEVA MA MENO ANNI IN BUONA SALUTE

In Italia viviamo più a lungo, ma non necessariamente meglio. Mentre la speranza di vita nel Bel Paese sfiora ormai gli 84 anni, già a 58 cominciano i problemi. Acciacchi, malattie e perdita di autosufficienza: la prospettiva è quella di passare un quarto di secolo — oltre 25 anni — tra cronicità e fragilità. Un sistema che non regge più Il sistema attuale, avvertono gli autori, non è più sostenibile. Con gli over 65 già pari al 25,1% della popolazione e una spesa per la non autosufficienza che supera i 30 miliardi di euro l'anno, il Libro bianco sulla cronicità e la non autosufficienza delinea alcune direttrici di riforma. Tra le proposte per far fronte allo 'tsunami d'argento': l'adozione di terapie digitali, il potenziamento del fascicolo sanitario elettronico, l'integrazione ospedale-territorio e una revisione delle esenzioni basata sul reddito per garantire equità e sostenibilità al Servizio sanitario nazionale. Il gap tra longevità e crisi dei servizi sanitari "Dai più recenti dati diffusi dall'Istat emerge con chiarezza la realtà strutturale di un Paese sempre più anziano nel confronto europeo, che registra la quota più bassa di giovani e la più alta di anziani, con 14,8 milioni di over 65 e un'età media di 49 anni, quattro in più rispetto alla media Ue", Parallelamente, il sistema si regge su oltre 8,5 milioni di caregiver familiari, impegnati in assistenza a costo di enormi sacrifici personali e professionali, e su oltre 800mila badanti, con una forte componente di spesa privata pari a 45 miliardi di euro l'anno, che si aggiunge agli oltre 140 miliardi di spesa pubblica sanitaria, di cui appena un miliardo deriva dalla compartecipazione attraverso il ticket. Per il futuro, il quadro appare ancora più critico. Entro il 2043 si stima che 6,2 milioni di over 65 vivranno soli, rendendo i modelli di assistenza attuali del tutto insufficienti, mentre la popolazione non autosufficiente è destinata a crescere del 25% entro il 2030.

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