Fano, il Rifugio del Monte distrutto da una valanga
Il sindaco Luigi Servi: "Una ferita profonda per Fano Adriano e per tutta la nostra montagna"
- La Redazione
FANO ADRIANO - Una ferita profonda per Fano Adriano e per tutta la nostra montagna
Il Rifugio del Monte, a quota circa 1.650 metri, è stato travolto e distrutto da una slavina.
Le immagini mostrano una situazione drammatica, che potremo valutare nel dettaglio solo quando le condizioni consentiranno sopralluoghi in sicurezza.
La prima notizia, la più importante, è che fortunatamente non ci sono feriti.
Resta però una perdita enorme per la nostra comunità.
Il Rifugio del Monte non era soltanto un edificio: era un pezzo della storia di Fano Adriano.
Costruito tra gli anni Sessanta e Settanta, nacque come rifugio per i pastori che, durante la transumanza, tornavano con le loro greggi e le loro armenti sulle nostre montagne.
Nel tempo è diventato un punto di riferimento per escursionisti, appassionati e frequentatori della montagna.
Si trova in un’area strategica, lungo un importante tracciato escursionistico, e proprio negli ultimi tempi stavamo valutando nuove possibilità di gestione, anche attraverso interlocuzioni con il CAI provinciale.
Già la scorsa settimana, non conoscendo ancora la reale entità del danno, avevamo inserito la situazione nella ricognizione dei danni da neve attivata dalla Regione Abruzzo.
Oggi, purtroppo, le immagini ci restituiscono la gravità dell’accaduto.
Come Sindaco mi sono immediatamente attivato per portare la vicenda all’attenzione delle istituzioni competenti.
Ho avuto contatti anche con il Commissario straordinario del Parco, perché il rifugio ricade nel territorio del Parco, e continueremo a coinvolgere Regione, Protezione Civile, CAI, tecnici, esperti della montagna ed enti sovracomunali.
In questo momento l’area non è raggiungibile in sicurezza, anche per la presenza di diversi metri di neve.
Invito pertanto tutti alla massima prudenza e a non avvicinarsi alla zona.
Quello che è accaduto ci impone anche una riflessione seria: quella conca, quel versante e quell’area sono spesso frequentati da escursionisti, visitatori e amanti della montagna.
Se la slavina fosse avvenuta in un momento diverso, con persone presenti nei pressi del rifugio, oggi potremmo trovarci davanti a una tragedia ben più grave.
Il pensiero corre inevitabilmente a Rigopiano, una ferita ancora viva nella memoria dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Proprio per questo la prudenza, la prevenzione e la scelta di luoghi sicuri devono guidare ogni decisione futura.
Sappiamo che il Rifugio non potrà essere ricostruito nello stesso punto.
Dovremo valutare insieme, con serietà e competenza, una nuova collocazione più sicura, senza disperdere la memoria e la funzione di quel presidio.
Per Fano Adriano è una ferita profonda.
Ma lavoreremo perché da questa perdita possa nascere un nuovo progetto, capace di custodire la storia del Rifugio del Monte e di restituire alla comunità e alla montagna un luogo sicuro, utile e vivo.
Luigi Servi