Economia, Paolucci: "L'Abruzzo sta benissimo? La realtà è altra"
"Salari crollati, lavoro povero e famiglie indebitate: non è un Abruzzo da festeggiare" prosegue il capogruppo regionale del Pd
- La Redazione
L'AQUILA - “I dati della nostra economia e le analisi autorevoli di oggi smentiscono i numeri sventolati trionfalisticamente dalla Giunta Marsilio. C’è una domanda fondamentale e ineludibile a cui la destra non risponde: come si traducono questi presunti "record" nella vita reale delle persone e delle famiglie abruzzesi? Se l'Abruzzo sta davvero benissimo — per quale motivo la vita della stragrande maggioranza delle nostre famiglie è diventata più difficile, fragile e precaria? Se tutto quello che la destra vende come un successo economico non si traduce in un miglioramento concreto per i cittadini, non si capisce davvero cosa ci sia da festeggiare”, è l’affondo del capogruppo regionale del Partito Democratico, Silvio Paolucci, che ribalta il racconto del centrodestra e pone al centro del dibattito la condizione quotidiana delle comunità abruzzesi, famiglie e imprese.
“La realtà raccontata dai numeri ufficiali dell'INPS, della Banca d'Italia e della CGIA Mestre è del tutto diversa ed evidenzia dati incontrovertibili – illustra Paolucci –. Mortalità delle imprese ed emorragia dell'artigianato: Il tessuto produttivo abruzzese è allo stremo. Negli ultimi dieci anni in Abruzzo hanno chiuso quasi 11.000 imprese artigiane, registrando un crollo drammatico del -28,3% (circa il 27% del totale delle aziende del comparto scomparse, pari a 1.000 chiusure all'anno), a fronte di un dato medio nazionale decisamente più contenuto, posizionando l'Abruzzo al quinto posto in Italia per perdita di imprese artigiane. Salari reali dimezzati e potere d’acquisto a picco: tra il 2008 e il 2023 i salari reali in Abruzzo sono crollati dell'11,7%, una perdita d'acquisto che è quasi il doppio della media nazionale (-6,2%). Con un'inflazione che morde, lo stipendio medio abruzzese si ferma a 20.339 euro annui (13° posto in Italia), ben 4.100 euro al di sotto della media nazionale. Emergenza credito al consumo e risparmi azzerati: Le famiglie abruzzesi non arrivano a fine mese. Per coprire bollette, spese mediche e beni di prima necessità hanno consumato i propri risparmi ed eroso il patrimonio, ricorrendo in modo massiccio e drammatico al credito al consumo. Sempre più gente rinuncia a curarsi. Lavoro povero, part-time involontario, precarietà e l’esplosione della Cassa Integrazione: Il dato sull'occupazione sventolato dalla Regione nasconde una realtà fatta di forte fragilità. Innanzitutto, l'apparente tenuta occupazionale comprende ed è fortemente alterata dall'esplosione delle ore di Cassa Integrazione autorizzate, che raggiungono la quota di 17,5 milioni di ore (+30% in un solo anno), con un picco spaventoso della Cassa Integrazione Straordinaria aumentata di oltre il 227%, vera spia rossa della sofferenza delle nostre industrie e della manifattura. La Giunta Marsilio trova il coraggio di propagandare il dato occupazionale che conteggia anche il boom della Cassa integrazione. Inoltre, in Abruzzo il part-time involontario raggiunge il 30,6% dei lavoratori dipendenti (ampiamente sopra la media nazionale e a danno soprattutto delle donne) e le giornate lavorate all'anno sono appena 235,7 contro le 246,5 della media italiana. L'invecchiamento degli occupati e la riforma pensioni: l'apparente tenuta occupazionale è drogata dall'allontanamento della soglia pensionistica. I dati INPS certificano l'invecchiamento della forza lavoro: la quota di pensionamenti di vecchiaia sul totale è salita dal 40% del 2018 al 58% del 2025. L'età media di accesso al pensionamento aumenta, trattenendo i lavoratori più anziani ma sbarrando le porte ai giovani. Fuga dei giovani ed emergenza demografica: senza stabilità né salari adeguati, quale restanza, l’Abruzzo è per i giovani la regione del non ritorno. Il 14% dei giovani tra 15 e 29 anni è ormai nella condizione di NEET (non studia e non lavora). L'Abruzzo forma eccellenze nelle proprie Università ma poi le costringe ad emigrare: il saldo di mobilità dei laureati segna un disastroso -17,9 per mille, contro il -6,2 nazionale. Cresce l'età della popolazione e aumenta costantemente il numero di emigrati giovani".
Andando poi a verificare i numeri generali dell'economia regionale sventolati dalla propaganda, Paolucci evidenzia come anche i dati macroeconomici presentino forti ombre e criticità: “La crescita è al palo: la stima dell'economia abruzzese per il 2025 (Banca d'Italia) si attesta a un modesto +0,4%, inferiore al già contenuto dato nazionale (+0,5%), spinta prevalentemente dai cantieri temporanei del PNRR e della ricostruzione – enumera –. Export condizionato dal farmaceutico: il dato sulle esportazioni resta positivo unicamente per il comparto farmaceutico (+56,5%). Al netto di questo settore, l'export abruzzese registra un segno negativo (-1,0%). Crisi dell'Automotive e Cassa Integrazione: l'Abruzzo paga un'elevata esposizione sul settore auto (5,5% del valore aggiunto privato contro l'1,7% italiano), con le ore di Cassa Integrazione Straordinaria aumentate di oltre il 227%. Piccole imprese e artigianato in affanno: l'85% del tessuto economico è composto da micro-imprese. Il credito alle piccole imprese cala del 4,6% e negli ultimi dieci anni la regione ha perso quasi 11.000 artigiani (-28,3%). Ritardi sui Fondi Europei: a fronte di una sanità che accumula 96 milioni di euro di mobilità passiva, la spesa sui fondi europei FESR/FSE+ 2021-2027 è bloccata ad appena il 9,4% di pagamenti effettuati, significa ancora maglia nera nazionale. A conclusione di questi anni di governo della destra, leggendo questi indicatori — conclude Silvio Paolucci — la vita della nostra comunità è cambiata in peggio. Se in questi anni il salario reale si è ridotto con un ritmo doppio rispetto al resto d'Italia e il lavoro è diventato sempre più precario e sottopagato, quale politica industriale e di sviluppo è stata messa in campo per fare in modo che le cose cambiassero in meglio? Nulla. Si è scelto di scommettere su un modello a basso costo del lavoro e a basso valore aggiunto, incapace di offrire prospettive ai giovani e serenità alle famiglie. Marsilio parli del benessere reale delle famiglie, se ci riesce. Oppure lavori seriamente per riuscire a farlo negli anni di governo che gli restano”.