Eccellenza play-off, giochi ancora aperti per la Sant

La squadra di Cappellacci non ha soddisfatto in Toscana ma la gara di ritorno lascia ampi spiragli per la D

- La Redazione

Eccellenza play-off, giochi ancora aperti per la Sant

di Stefano Vecellio

TERAMO - Tutto da rifare, o forse no. Sarà stato il clima, il campo o quella stupida, stupida sfortuna che canta Fulminacci, ma fatto sta che ieri non è stata la solita Santegidiese. O meglio, è scomparsa quella Sant dominante della post season, una squadra capace di essere ermetica in difesa e letale in avanti, e si è rivista invece quella titubante della stagione regolare, quella che in partita andava a corrente alternata, tra picchi di euforia e momenti di down.

Ieri nel primo round della finale dei playoff nazionali contro il Grassina si sono palesate ancora le montagne russe vibratiane: il sole battente su Bagno a Ripoli e i pochi spazi da sfruttare per le dimensioni ridotte del Pazzagli sono attenuanti troppo esigue per la truppa di Cappellacci, quasi sempre in balia dell’ottima gestione di gioco dei toscani. E se anche il killer instinct di Dal Cason fa cilecca, allora la strada si fa più tortuosa. D’altra parte, però, di fronte c’è stato anche un avversario che ha lucidato i suoi punti forza. Il Grassina ha dimostrato ancora una volta di essere granitico in casa (14 gol subiti in 18 gare), dove è imbattuto da febbraio, giostrando su perni di qualità come capitan Simoni e Borghesi e proponendo un calcio offensivo e verticale, evidenziato dagli inserimenti furtivi di Frezza e Dini che hanno causato più di un grattacapo a Scognamiglio e Pastore, troppo lenti nelle letture e in giornata no. Cellini ha vinto la partita a scacchi con Cappellacci minando il pragmatismo del trainer tortoretano, che per la prima volta in questi playoff è sembrato cedere ai suoi dogmi, ridisegnando continuamente una squadra in affanno: Massetti e Idoyaga sembravano essere in riserva dopo lo sprint con la Spal, l’ingresso di Ciaccia per Ferraioli non ha portato la spinta sull’esterno e ha indebolito la mediana, con Coulibaly chiamato a un ruolo non propriamente nelle sue corde, e nemmeno le frecce D’Egidio e Arboleda hanno centrato il bersaglio desiderato.

Quando la palla inizia a scottare, la Sant non ha mai brillato in questa stagione: è successo in campionato nel duello col Lanciano, è accaduto in Toscana. Ma non è tutto da rifare. È vero che il camaleontismo tattico di Cappellacci ieri non ha pagato, ma avere più soluzioni nel proprio arco è sempre stata l’arma in più della Sant, che porta a smuovere e responsabilizzare tutta la panchina, pescando dal mazzo anche dei jolly inaspettati come Gadaleta, finora mai utilizzato in questi spareggi, che ieri invece si è rivelato essere la carta vincente dei giallorossi, fautore del penalty trasformato sul finale di gara da Dal Cason.

La sconfitta di misura per 2-1 in terra toscana lascia appeso al filo del ritorno il destino della Sant, che nonostante in stagione abbia faticato tra le mura amiche, sarà sospinta da un paese intero, desideroso di tornare a calcare palcoscenici più importanti. Il k.o. di ieri può smontare gli equilibri, ma i vibratiani hanno saputo lottare contro i pronostici, rispondendo sempre presente da Città Sant’Angelo fino a Ferrara. È vero che i sogni a volte restano in un cassetto, ma a Sant’Egidio spesso si trova la chiave giusta per aprirlo.