Di Pasquale: "Il confine pericoloso tra noi e la politica di destra"

Dal “patriarcato mediterraneo” di Vannacci ai “figli strappati alle madri” della Meloni...: così si esaspera il confronto

- Walter Cori

Di Pasquale: "Il confine pericoloso tra noi e la politica di destra"

TERAMO - C’è qualcosa che dovrebbe preoccuparci più delle singole dichiarazioni di questi giorni: il metodo con cui si sta costruendo una parte del confronto politico.

  • Roberto Vannacci rispolvera il “patriarcato mediterraneo” e ne fa un elemento della propria proposta politica.
  • Giorgia Meloni porta la vicenda delicatissima dei cosiddetti “bambini del bosco” dentro la battaglia sul referendum sulla giustizia, arrivando a parlare dal palco di figli “strappati alle madri” e affiancando nello stesso discorso immigrati irregolari, stupratori, pedofili e spacciatori.
  • Poi arrivano i bambini “stranieri” nelle scuole e l’idea di fissare un tetto alla loro presenza nelle classi, con una contrapposizione esplicita tra bambini italiani e bambini stranieri.

Sono questioni diverse, certamente. Ma il metodo merita una riflessione comune.

  • Le donne, i bambini, gli stranieri, le famiglie e le loro fragilità non possono diventare personaggi di una campagna politica permanente.
  • Perché le parole pronunciate da chi ricopre responsabilità pubbliche non rimangono confinate su un palco.
  • Quando si rivaluta il patriarcato proprio mentre continuiamo a interrogarci sulla violenza contro le donne, occorre avere consapevolezza del messaggio culturale che si trasmette.
  • Quando davanti a una classe si comincia a distinguere tra “i nostri bambini” e “i bambini stranieri”, si rischia di dimenticare che molti di quei ragazzi sono nati in Italia, sono cresciuti insieme ai nostri figli, parlano italiano, studiano gli stessi libri e condividono gli stessi banchi. Il passaporto dei loro genitori non dovrebbe trasformarli nel problema da cui difendere gli altri.
  • E quando una vicenda che riguarda minori e provvedimenti giudiziari complessi viene trasformata in argomento di una campagna referendaria, si rischia di perdere proprio ciò che dovrebbe venire prima di tutto: l’interesse e la tutela di quei bambini.

Questo modo di comunicare non risolve i problemi.
Li esaspera.
Avvelena i pozzi del confronto pubblico, costruisce contrapposizioni sempre nuove: uomini contro donne, italiani contro stranieri, genitori contro magistrati, “noi” contro “loro”.
L’immigrazione va governata. L’integrazione va organizzata, anche investendo seriamente nell’insegnamento dell’italiano quando è necessario. La giustizia può e deve essere discussa e riformata. La famiglia e la natalità meritano politiche concrete. La violenza contro le donne richiede prevenzione, educazione e protezione.
Ma proprio perché sono problemi seri, non hanno bisogno di nemici da indicare.
La politica dovrebbe fare una cosa molto più difficile: trovare soluzioni.
Abbassare i toni non significa rinunciare alle proprie idee. Significa assumersi la responsabilità delle proprie parole.
Perché una società nella quale per raccogliere consenso abbiamo continuamente bisogno di qualcuno da temere, da colpevolizzare o da considerare “diverso” diventa inevitabilmente una società più intollerante.
E alla fine il confine più pericoloso non sarà quello tra destra e sinistra, ma tra noi e loro! - Manola Di Pasquale, PD -