Dalla storia del voto alle donne al valore della cittadinanza oggi
La Consigliera di Parità di Teramo: il 2 giugno non sia una celebrazione retorica ma il superamento di barriere e contrapposizioni
- La Redazione
TERAMO - Il 2 giugno 1946 la Repubblica italiana nasceva grazie al suffragio universale, nel giorno in cui le donne conquistarono per la prima volta il diritto di voto. Celebrare oggi questa data non può ridursi a un rito di facciata per pochi eletti, né a una parata di discorsi prestampati. La Repubblica è di tutti, ed è nelle piazze e nelle strade che si misura la tenuta dei suoi valori cardine.
A Teramo, tuttavia, sembra talvolta di vivere in una “Repubblica nella Repubblica”, un territorio bloccato da una doppia e distante visione della realtà. Da un lato c'è la narrazione fredda dei dati ufficiali, che fotografa una situazione teoricamente rassicurante; dall'altro c'è il vissuto concreto di cittadini, commercianti e lavoratori che avvertono una crescente insicurezza e chiedono risposte tangibili per la propria quotidianità. Una distanza che rischia di spaccare la comunità e che va colmata non con la burocrazia, ma con i fatti. Su questa frammentazione interviene con decisione la Consigliera di Parità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri, lanciando una riflessione per svegliare le coscienze:
“Nel 1946, ventuno donne di ogni colore politico e ideologico si sedettero allo stesso tavolo e, superando divisioni monumentali, scrissero l'Articolo 3 della Costituzione - dichiara la Consigliera di Parità -. Oggi, a livello locale, facciamo fatica a fare fronte comune sui problemi reali, preferendo spesso i distinguo e le appartenenze di parte. Se le Madri Costituenti avessero saputo che ottant’anni dopo avremmo applicato una solidarietà condizionata e a giorni alterni, probabilmente ci avrebbero ripensato. Una vera Repubblica esiste se ogni donna è libera di camminare, lavorare e alzare la saracinesca del proprio negozio in sicurezza, senza timori. La sicurezza e la dignità non hanno colore politico”.
Per la Consigliera di Parità, il 2 Giugno deve smettere di essere una celebrazione retorica e diventare il momento in cui superare le barriere delle contrapposizioni sterili.
“La Costituzione non vive sulla carta dei decreti, ma se la facciamo camminare ogni giorno sulle gambe dei cittadini e nelle scelte della comunità - conclude la Consigliera di Parità -. Onorare questa festa oggi significa pretendere una Teramo che sia finalmente più equa, protetta e autenticamente coesa. Un augurio speciale va a tutta la cittadinanza, con un pensiero particolare a noi donne: ricordiamoci che quando le donne si uniscono davvero, al di là delle bandiere e delle divisioni, non fanno una sfilata, fanno Teramo”.