Da Teramo al Burundi per la prima artroscopia di ginocchio

Alessio Giannetti della ASL di Teramo firma l’intervento durante una missione umanitaria

- Walter Cori

Da Teramo al Burundi per la prima artroscopia di ginocchio

TERAMO - La prima artroscopia di ginocchio mai eseguita in Burundi è stata realizzata da Alessio Giannetti, ortopedico della Asl di Teramo. Il primato ‘storico’ è stato realizzato durante una missione umanitaria organizzata dalla Fimac odv (Forza internazionale medici per l’Africa centrale), un’organizzazione di medici italiani volontari impegnata in cure e interventi sanitari di carattere ortopedico nel paese africano.
Per due settimane, l'attività che Giannetti svolge quotidianamente nelle sale operatorie di Teramo e Giulianova si è trasferita all’ospedale di Bubanza e in quello della capitale, Bujumbura. Insieme ad altri tre specialisti italiani, Manuel Giovanni Mazzoleni dell’ospedale di Bolzano, Sergio Urso dell’ospedale di Cagliari e Lorenzo Minieri, giovane specializzando dell’Università di Ferrara, il medico ha messo a disposizione le proprie competenze in un contesto sanitario segnato dalla carenza di personale, strumenti e materiali.
È proprio nella capitale che l’équipe ha eseguito lo storico intervento al ginocchio. All’attività chirurgica si è affiancata la formazione dei colleghi burundesi, con l’obiettivo di condividere tecniche e conoscenze e favorire lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche anche per il futuro.
Dal punto di vista ortopedico, la missione ha messo i medici davanti a situazioni che in Italia si incontrano molto raramente: fratture mai consolidate, lussazioni inveterate, fratture esposte rimaste senza trattamento, pseudoartrosi, infezioni ed esiti di traumi che, con un trattamento tempestivo, avrebbero probabilmente avuto un’evoluzione completamente diversa.
L’aiuto sul campo è stato preparato fin nei minimi dettagli prima di partire: la squadra ha infatti raccolto e trasportato oltre 150 chili di materiale sanitario. Un contributo concreto in una realtà in cui anche presidi di uso quotidiano, come guanti, bende, cerotti, cotone e disinfettanti, possono fare la differenza nell’assistenza ai pazienti. Nel carico non sono mancati giochi, vestiti e caramelle per i bambini. L’esperienza ha rappresentato un’importante occasione di confronto con una realtà sanitaria profondamente diversa da quella italiana. «La medicina non è fatta soltanto di tecnologie, strumenti e protocolli, ma anche della capacità di guardare una persona e cercare una soluzione con le risorse disponibili», ha raccontato Giannetti.
«Un percorso che testimonia il valore della cooperazione sanitaria internazionale e della condivisione delle competenze. E che restituisce il senso più profondo del lavoro medico: garantire cure e dignità alle persone, anche quando le risorse sono limitate e le distanze sono difficili da colmare», ha dichiarato il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia.