Consiglio saltato, Teramo Vive: "O si governa, o si stacca la spina"
Il gruppo civico contesta le "manovre di palazzo" di D'Alberto e della sua maggioranza mentre la città arretra
- La Redazione
TERAMO - Dodici consiglieri presenti in aula, solo 12: quanto accaduto in Consiglio Comunale non è un incidente di percorso, ma il sintomo di un malessere che da tempo attraversa l'intera maggioranza del sindaco D'Alberto. E lo diciamo come chi quel sindaco lo ha sostenuto, perché alle ultime comunali Teramo Vive era al suo fianco e proprio per questo oggi non possiamo tacere.
Le avvisaglie c'erano tutte. Dopo aver annunciato addirittura l'azzeramento della Giunta, D'Alberto ha presentato a distanza di due settimane una squadra pressoché identica alla precedente, con tutti gli assessori riconfermati tranne la Ferri e qualche delega ridistribuita. Un rimpastino per alcuni, una presa in giro per tanti, una manovra alla Gianguido per chi lo conosce un po’. Ma soprattutto non si tratta soltanto di poltrone. Non è quello il problema.
Teramo e i suoi cittadini non hanno bisogno o interesse alle poltrone, ma hanno bisogno di ascolto, e che i problemi della città vengano finalmente gestiti da amministratori capaci ed attenti, a partire dai più basilari: i parcheggi, le manutenzioni, gli sfalci, il decoro della città, il commercio e una sicurezza che i teramani avvertono ogni giorno di più come qualcosa di necessario, ma che di contro sembrerebbe non riguardare nessuno. Manca poi qualsiasi visione sul futuro della nostra comunità. Servirebbe un percorso chiaro sulle grandi opere e sulle attività identitarie da completare nei prossimi due anni, anche perché rischiamo di perdere fondi importanti: dal Biodigestore al Mercato Coperto, dall'Anfiteatro al Municipio, fino al Teatro Comunale. E ancora la Cultura, le sane Associazioni, i musei, il Castello della Monica, la Villa Comunale, il Parco Fluviale, la Ciclovia verso il mare. Progetti che disegnano l'identità di una città, e sui quali invece nulla si sa, nulla si fa e probabilmente nulla si farà se la nostra amministrazione è così impegnata sul tema poltrone e prove di forza.
Nel frattempo Teramo arretra e il capoluogo pesa sempre meno rispetto alla grande Pescara e all'Aquila, in Regione come a livello Nazionale. Non è un declino cominciato ieri, ma proprio per questo servirebbe una maggioranza compatta, capace di amministrare con decisione. La città non può permettersi due anni di "tirare a campare" da qui al voto: o questa maggioranza trova la forza di governare davvero e azzerare veramente la Giunta, oppure è meglio che qualcuno, al suo interno, abbia il coraggio di staccare la spina per il bene di Teramo.
Un'ultima ma sintomatica annotazione. Abbiamo letto l'intervento di Manola Di Pasquale, che da esponente del PD richiama l'«orgoglio di servire la propria città» e una «politica cittadina di ampio respiro», lontana da «miopie» e «piccoli orticelli». Parole belle ma solo parole, che dubitiamo troveranno mai applicazione, e anche dal tempismo singolare: quando due anni fa il sindaco cacciò dalla Giunta due assessori capaci e benvoluti come Valdo Di Bonaventura e Ilaria De Sanctis, votati da tanti teramani e mandati a casa senza alcuna spiegazione dopo solo un anno dalle elezioni, di quell'orgoglio non vi era traccia. Già allora D'Alberto preferì le manovre di palazzo al merito, mettendo in campo una delle operazioni più squallide nella storia politica teramana, e già allora, da parte della Di Pasquale, si registrò una sola risposta: un silenzio assordante. - Il Gruppo Civico Teramo Vive -