Citazione per diffamazione, Nugnes e Recchiuti : "Nessun salvacondotto per Celommi"

"Sarebbe stato apprezzabile se la retromarcia fosse arrivata prima" si legge nella nota

- Walter Cori

Citazione per diffamazione, Nugnes e Recchiuti : "Nessun salvacondotto per Celommi"

ROSETO DEGLI ABRUZZI – In merito alla sentenza del processo a carico di Fabio Celommi, imputato di diffamazione aggravata per aver definito il sindaco Nugnes e la presidente Recchiuti “delinquenti, pronti a concedere favori alla speculazione edilizia in danno della città”, i due amministratori dichiarano: “Si è trattato di una vicenda spiacevole, che ha causato sofferenze a noi e alle nostre famiglie - precisano il Sindaco di Roseto Mario Nugnes e la Presidente del Consiglio Gabriella Recchiuti -. Quando la Procura della Repubblica ha disposto la citazione a giudizio per il reato di diffamazione, abbiamo deciso di costituirci parte civile, per senso di giustizia, ritenendo che esista un limite alla libertà di critica e che l’offesa gratuita e personale non possa essere ammessa”.

“La decisione di Primo Grado – aggiungono - evidentemente ferma la diffamatorietà delle parole usate e la sua paternità, ha ritenuto di beneficiare l’imputato della non punibilità assegnandogli la scriminante del diritto di critica politica ai sensi dell’art. 51 del codice penale. Il fatto dunque sussiste. Leggeremo le motivazioni ma fin da ora rileviamo l’insussistenza delle condizioni utili per detto salvacondotto, come la Cassazione insegna".

"Nel corso del processo sono comunque emersi elementi che meritano una riflessione – concludono Nugnes e Recchiuti -. E’ stato importante che l'Avv. Celommi all’avvio del processo abbia finalmente rimosso il "commento", affermando anche nel corso della deposizione che se tornasse indietro non utilizzerebbe più quelle espressioni ed altresì direzionerebbe la critica verso le scelte politiche in campo e non verso le persone, altresì escludendo di aver voluto ipotizzare a loro carico fatti illeciti, volendo unicamente contrastare le decisioni che si apprestavano a prendere, non condividendole pur nella loro legittimità politica. Non è poco e sarebbe stato apprezzabile se tutto ciò fosse accaduto prima, quando da più parti arrivava un invito alla rettifica, e senza un processo penale”.