Caro carburanti ai massimi storici, impatto insostenibile per gli agenti di commercio
Usarci: chiediamo un intervento immediato. Serve il calmieramento delle accise o la sterilizzazione dell'Iva per chi utilizza il veicolo a fini professionali
- La Redazione
TERAMO - La benzina venduta sulla rete stradale a 2,008 euro al litro e in autostrada a 2,085 euro al litro rappresenta un vero e proprio record storico negativo per la categoria degli Agenti di Commercio ENASARCO. Dall'inizio delle rilevazioni ufficiali dei prezzi medi giornalieri (avviate il 1° agosto 2023), non si era mai registrato un livello così elevato sui tabelloni dei distributori. Per ritrovare picchi di costo analoghi occorre risalire alle medie settimanali del 2022, quando lo scoppio del conflitto in Ucraina fece schizzare in alto i listini. All'epoca, nella settimana tra il 27 giugno e il 3 luglio 2022, la media si attestò a 2,065 euro al litro (un dato persino inferiore alla tariffa autostradale odierna). Solamente nella rilevazione di metà marzo 2022 si toccò una media di 2,137 euro al litro: un livello di emergenza tale da spingere il Governo ad adottare interventi straordinari di taglio delle accise per circa 30,5 centesimi al litro (IVA inclusa).
Per gli agenti e i rappresentanti di commercio ENASARCO, che percorrono mediamente decine di migliaia di chilometri all'anno per coprire i propri mandati e raggiungere la clientela, questa impennata continua si traduce in una drastica riduzione dei margini di guadagno e in un costo d'impresa ormai fuori controllo.
"Siamo di fronte a una vera e propria emergenza che colpisce al cuore la nostra professione - dichiara Giovanni Di Pietro, presidente nazionale USARCI -. Per un agente di commercio l'automobile non è un bene di consumo voluttuario, ma uno strumento di lavoro indispensabile, al pari di un macchinario per un'industria. Pagare il carburante oltre i 2 euro al litro, e quasi 2,10 in autostrada, significa erodere direttamente il reddito netto delle nostre famiglie, traducendosi in un extra-costo annuo di oltre 1.500 euro che grava interamente sulle nostre spalle".
"Chiediamo con forza un intervento immediato. Serve un calmieramento delle accise o la sterilizzazione dell'IVA sui carburanti per chi utilizza il veicolo a fini professionali. Ma non basta: è indifferibile una revisione della deducibilità dei costi auto e della detraibilità dell'IVA per la categoria. Siamo bloccati da decenni su un tetto di deducibilità fissa a 25.822 euro, parametro stabilito sul finire degli anni '90 che non ha alcuna aderenza con la realtà economica odierna e con la transizione ecologica del parco auto. Non possiamo restare a guardare mentre la redditività del nostro lavoro viene azzerata dal caro-vita e da una fiscalità penalizzante. Chiederemo con urgenza un tavolo di confronto ai Ministeri competenti: la categoria produce PIL e garantisce la continuità della rete distributiva del Paese, va tutelata prima che molte agenzie siano costrette a chiudere", conclude Di PIetro.