Calcio D Notaresco, l'ex Vagnoni: "Mi hanno mancato di rispetto"

"Sono deluso dalla società ma porterò nel cuore quella piazza che è straordinaria", aggiunge il mister

- La Redazione

Calcio D Notaresco, l'ex Vagnoni: "Mi hanno mancato di rispetto"

di Stefano Vecellio

TERAMO - Dopo una stagione straordinaria, andata ben oltre gli obiettivi fissati, le strade di Roberto Vagnoni e del Notaresco si sono separate in modo inatteso. Una rottura che ha sorpreso tifosi e addetti ai lavori, convinti che il prolungamento del rapporto fosse una pura formalità. Con la sua solita schiettezza e veracità, il tecnico marchigiano ha rotto il silenzio sull’epilogo amaro con la società del patron Di Battista, ripercorrendo con lucida analisi i retroscena del suo addio. Con toni distesi ma fermi, emerge la delusione dell'uomo di sport, bilanciata dall'orgoglio per un biennio record e da una lucida riflessione sulle dinamiche del calcio moderno. 

  • Dopo l'ottima stagione trascorsa, l'ambiente si aspettava una sua naturale riconferma, invece si è arrivati alla separazione. Quali sono stati i reali motivi?

"La verità, molto semplicemente, è che il Notaresco non ha fatto nulla per trattenermi. La cosa che mi dispiace e mi ferisce di più è stata la mancanza di rispetto per la persona, ancor prima che per l’allenatore. Di tecnici nel mondo del calcio ce ne sono tantissimi ed è legittimo cambiare. Io credo che, numeri alla mano, negli anni trascorsi qui sono stato il miglior allenatore dell’era Di Battista, ma non è l'aspetto tecnico che vado a sindacare: è una questione di stile e di lealtà. Dopo la finale di Teramo ho aspettato il Notaresco per profondo rispetto verso una piazza che l'anno prima mi aveva permesso di tornare in Serie D. Non ho ricevuto alcuna telefonata dal presidente né dal direttore sportivo per settimane. La realtà è che si stava già lavorando sotto banco con l'allenatore della Juniores, probabilmente fin da marzo o aprile, mentre io ero regolarmente in carica e ignaro di tutto. Mi è stata recapitata un’offerta tardiva e simbolica il 16 giugno, palesemente formulata affinché non la accettassi. Se c'era la volontà di inaugurare un nuovo ciclo, sarebbe bastato dirmelo chiaramente. È stata una delusione profonda sul piano umano".

  • Nelle ultime settimane sono circolate diverse voci che parlano di mancate intese economiche e persino di una rottura con lo spogliatoio. Cosa c'è di vero? 

"Assolutamente nulla, sono tutte fake news destinate a circolare per coprire la realtà dei fatti. Si è voluto strumentalizzare il silenzio trovando scuse comode perché non ci si è voluti assumere la responsabilità di dire la verità. Non ho mai litigato con il presidente, non ho mai discusso con alcun dirigente e ho sempre rispettato ogni scelta societaria, anche quando non ero d'accordo. Soprattutto, ci tengo a ribadire, che ho un rapporto straordinario con tutti i giocatori del Notaresco, ci stimiamo reciprocamente. Fa male vedere che vengano diffuse notizie false che rischiano di danneggiare il legame bellissimo che ho costruito con la piazza e con la squadra. Quando è finito il campionato, dopo venti giorni di silenzio assoluto, sono andato io di persona dal presidente per avere notizie: in quel colloquio si è parlato solo della questione stadio, evitando accuratamente il tema della mia riconferma. È mancato il coraggio di essere trasparenti. Ma ormai quello del calcio è un mondo malato".

  • Si spieghi meglio. 

"Con questo non voglio assolutamente entrare in polemica, anzi, ci tengo a precisare che non ho alcun problema personale con nessuno: se un professionista ha l'opportunità di emergere ed è supportato, fa bene a cogliere l'occasione. Ciò che mi preoccupa, guardando il panorama generale, è la progressiva perdita del valore della meritocrazia. La Serie D io me la sono sudata e guadagnata sul campo, centimetro dopo centimetro, vincendo in Promozione e in Eccellenza dopo quindici anni di gavetta ed esperienza. Oggi invece si ha l'impressione che tutti, allenatori e giovani, si sentano subito pronti senza un curriculum e senza una reale esperienza alle spalle. Spesso le società guardano principalmente alle sponsorizzazioni personali. È un meccanismo a scalare che penalizza l'intero movimento: vediamo genitori disposti a pagare o a sponsorizzare pur di far entrare i propri figli in una prima squadra di Serie D, a prescindere dal merito. Poi ci lamentiamo se il calcio italiano soffre, se non emergono più giovani di spessore nei settori giovanili o se non riusciamo a qualificarci ai Mondiali. Il nostro sport sta pagando dazio a queste dinamiche".

  • Dopo l’addio al Notaresco ha ricevuto offerte che non si sono concretizzate. Ha qualche rimpianto per come ha gestito la situazione? 

"Ci sono state delle chiacchierate con L’Aquila, Maceratese e Santegidiese, ma poi non se n’è fatto nulla perché la mia priorità assoluta è rimasta sempre e solo il Notaresco. Ho agito in modo estremamente leale, volevo ringraziare una città che mi aveva riaccolto e dato fiducia. Col senno di poi, devo ammettere che è stata una scelta professionale sbagliata: avrei dovuto tutelare in primis i miei interessi personali anziché anteporre il romanticismo sportivo. Muovendosi a metà giugno, quando la società mi ha finalmente convocato per comunicarmi l'offerta al ribasso, i giochi erano ormai fatti e le panchine delle altre squadre già interamente strutturate. Resta un forte dispiacere, un cruccio che mi porto ancora addosso perché non mi aspettavo questo comportamento da parte della società".

  • Nonostante l'epilogo amaro, i risultati sportivi restano scolpiti. Che bilancio traccia della sua esperienza tecnica in rossoblu? 

"Un bilancio straordinario, che nessuno potrà sminuire. Forse qualcuno ha la memoria corta, ma il Notaresco arrivava da una stagione difficilissima, salvato solo ai playout. L'obiettivo iniziale della società era una salvezza tranquilla, gestendo uno dei budget più piccoli del girone. Invece, insieme allo staff e a un gruppo eccezionale, abbiamo alzato l’asticella oltre l’impossibile, disputando un campionato strepitoso. Lo abbiamo fatto affrontando una quantità impressionante di infortuni che hanno colpito giocatori chiave come Infantino, Paudice e Andreassi. Abbiamo espresso un calcio importante e valorizzato la rosa. Io cammino a testa altissima, consapevole del lavoro svolto".

  • Un'ultima domanda: se in futuro il Notaresco dovesse richiamarla sulla sua panchina, lei cosa risponderebbe? 

"In questo momento è una domanda a cui non ha senso rispondere, ed è uno scenario che reputo alquanto improbabile. Se la presidenza ha dimostrato questa totale mancanza di stima nei confronti dell'uomo e del tecnico, non vedo per quale motivo dovrebbe richiamarmi in futuro. Le situazioni nel calcio vanno sempre analizzate nel momento esatto in cui si presentano, ma in questo istante parlare di un ritorno non è assolutamente attuale. Il mio unico pensiero è guardare avanti: ho ampiamente dimostrato di meritare questa categoria e cerco un progetto serio in Serie D dove poter continuare a fare calcio con la trasparenza e la passione di sempre".