Atri, Liberi e Forti: il sindaco glissa sul Giudice di Pace
L'associazione "dà i voti" al primo cittadino: punta il dito sui predecessori e non risponde sulla sua amministrazione
- La Redazione
ATRI - Liberi e Forti pone alcune domande all’amministrazione comunale. Domande semplici, almeno in apparenza.
Nella recente intervista del sindaco Piergiorgio Ferretti si parte dalle criticità emerse dall’ispezione ministeriale sull’Ufficio del Giudice di Pace. Poi, quasi senza accorgersene, si cambia aula e si finisce a parlare delle scuole. Sul Giudice di Pace, però, restano alcune domande: quali criticità sono state rilevate? A quale periodo si riferiscono? Quali responsabilità ne derivano e quali conseguenze possono avere? Le risposte, per ora, non sono pervenute. Sembrano rimandate a settembre. Il cambio di materia, invece, è stato immediato.
Quando il compito si fa difficile, la scorciatoia è sempre a portata di mano: puntare il dito contro i vecchi amministratori e accusarli di immobilismo. Coincidenza? Può darsi. Ma come tecnica per evitare la domanda principale è certamente da manuale. Peccato che le strutture scolastiche realizzate in passato siano ancora lì, ben visibili e regolarmente utilizzate. Il sindaco, che di professione insegna, dovrebbe conoscerle piuttosto bene. Quelle scuole non sono funghi spuntati dopo l’ultima pioggia elettorale. Altro che calzoncini corti: quando molti di quei lavori venivano realizzati, Ferretti era già adulto. Per non accorgersene serviva una distrazione davvero notevole.
Una parte determinante degli interventi fu realizzata tra il 1999 e il 2006, negli anni in cui il sindaco di Atri era Basilico, con il contributo della Provincia di Teramo:
- circa 1.032.913 euro investiti complessivamente dalla Provincia di Teramo per l’acquisto della scuola media Barnabei e per la costruzione dell’ala Mambelli, alla quale furono destinati circa 600.000 euro;
- circa 1.807.594 euro per la realizzazione di nuove aule nel Polo scolastico superiore. Proprio quello in cui insegna il sindaco: a volte ciò che è stato realizzato in passato è così concreto da diventare persino il proprio luogo di lavoro;
- circa 619.748 euro per il restauro delle facciate e la sostituzione degli infissi dell’Istituto Tecnico Commerciale;
- circa 309.874 euro, oltre a un successivo intervento da 200.000 euro, per l’Istituto Professionale di via Sant’Ilario;
- circa 200.000 euro per lavori interni e per la sistemazione del piazzale del Polo scolastico. Lo stesso piazzale sul quale sarà introdotta la sosta a pagamento: prima l’investimento, poi il biglietto, grazie a lei, sindaco;
- circa 87.150 euro per interventi di manutenzione sugli edifici scolastici;
- circa 82.623 euro per sistemare i locali dell’ultimo piano dell’ex palazzina ASL, utilizzati dagli studenti dell’ITC, e realizzare una sala lettura.
Un immobilismo davvero instancabile: si acquistava, si costruiva, si ampliava, si ristrutturava e si faceva manutenzione. Se tutto questo significa “stare fermi”, forse prima delle scuole bisognerebbe ristrutturare il vocabolario.
C’è poi un altro capitolo che la memoria del sindaco sembra avere saltato. Nel 1995, grazie alla disponibilità della Giunta comunale presieduta da Basilico, venne inaugurato ad Atri il primo corso universitario dedicato al diritto e all’economia dello sport. Quell’esperienza, prima in Italia, crebbe fino a diventare un vero polo universitario, con corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca. Atri richiamava studenti, docenti e studiosi da altre città, creando cultura, movimento e opportunità economiche. Non erano slogan sul rilancio del territorio: erano persone che arrivavano realmente in città.
Durante le successive amministrazioni di centrodestra, quella presenza si è progressivamente indebolita fino a scomparire. Si potrà discutere sulle responsabilità del Comune e dell’Università, ma il risultato è semplice: nel 1995 Atri riusciva ad attirare l’Università; negli anni successivi non è riuscita a trattenerla. Un capolavoro amministrativo al contrario: prima si portavano ad Atri studenti e professori, poi li abbiamo visti partire. Magari nella prossima intervista scopriremo che anche questa è colpa di chi l’Università l’aveva portata.
In quegli anni non si lavorava soltanto sulle scuole e sull’Università. Durante l’amministrazione Basilico, anche grazie al ruolo ricoperto in Provincia, venne dato un contributo determinante al miglioramento dell’ex SS 553 Atri–Silvi, rendendo il collegamento più sicuro e agevole. Allora si cercava di rendere più semplice e sicura la strada verso Silvi. Oggi, tra inversioni dei sensi di marcia, percorsi sempre più macchinosi e parcheggi a pagamento, sembra che la priorità sia complicare persino la strada verso casa.
I parcheggi gratuiti? Ci sono, ma spesso lontani dal centro. Per raggiungere il paese servono scarpe da trekking, borraccia, bastoncini e possibilmente una traccia GPS. Più che un piano parcheggi, sembra un nuovo itinerario turistico: “Il sentiero del cittadino, dalla periferia al centro storico”. Per gli anziani e per le persone con difficoltà motorie, però, la battuta finisce presto: l’accessibilità è una cosa seria e non può trasformarsi in una prova di resistenza fisica.
La scuola media Mambelli-Barnabei ha ospitato per decenni intere generazioni di atriani. Il suo abbattimento viene presentato come inevitabile, ma l’inevitabilità non si dimostra con gli annunci: servono perizie, numeri e confronti comprensibili. Quali criticità tecniche avrebbero reso impossibile recuperare l’edificio? È stata valutata seriamente l’alternativa della ristrutturazione e dell’adeguamento sismico? Quanto sarebbe costata? Quali manutenzioni ordinarie e straordinarie sono state eseguite negli ultimi vent’anni? La sicurezza non si discute. Le scelte compiute in suo nome, invece, devono poter essere spiegate.
Dopo quasi un ventennio di amministrazioni di centrodestra, l’eventuale deterioramento dell’edificio non può essere utilizzato soltanto per accusare chi lo costruì. È anche la pagella di chi, per tanti anni, aveva il dovere di conservarlo. Se le manutenzioni sono state adeguate, l’amministrazione le documenti. Se non lo sono state, spieghi perché. In entrambi i casi, la demolizione non può diventare un alibi per cancellare le responsabilità di chi avrebbe dovuto preservare l’edificio. Il quaderno delle manutenzioni appare piuttosto sottile. Quello dei debiti comunali, invece, è diventato decisamente più pesante.
Il nuovo plesso scolastico sta sorgendo nell’area dell’ex INPS, in Viale Umberto I, alle porte del centro storico. Atri non è un foglio bianco sul quale disegnare qualsiasi cosa. È una città di palazzi storici, scorci, arte e architettura: la città della Cattedrale, autentico gioiello d’Abruzzo, e dello storico Teatro Comunale, uno dei suoi simboli culturali più preziosi. In un contesto simile non basta costruire un edificio moderno ed energeticamente efficiente: bisogna farlo dialogare con l’identità della città.
Il progetto viene descritto come integrato nel paesaggio urbano e storico. Molti cittadini, però, vedono un volume che sembra parlare una lingua completamente diversa da quella di Atri, per giunta senza sottotitoli. Una costruzione può essere moderna, inclusiva e tecnologicamente avanzata, ma risultare comunque sbagliata nella forma o nel luogo scelto. La classe energetica A4 non concede automaticamente l’assoluzione architettonica. Non è una battaglia contro la modernità. È la richiesta di innovare rispettando ciò che esiste. Altrimenti non è integrazione urbana: è un corpo estraneo, decisamente fuori luogo.
Poi c’è il disavanzo comunale, indicato in circa 12,6 milioni di euro, con il conseguente piano di riequilibrio. Una cifra che non si cancella con la gomma e non può essere nascosta dietro il dito puntato contro chi amministrava vent’anni fa. Anche su questo argomento i cittadini attendono una lezione chiara, con i conti scritti alla lavagna e senza un altro cambio di materia.
PAGELLA PROVVISORIA:
- Chiarezza sull’ispezione ministeriale: non pervenuta.
- Memoria sugli interventi e sull’Università: insufficiente.
- Viabilità e parcheggi: prova di orientamento con educazione fisica.
- Edilizia scolastica: manutenzioni da documentare e inserimento architettonico fuori tema.
- Autocritica: assente ingiustificata.
Prima di distribuire voti ai predecessori, sarebbe opportuno consegnare il proprio compito: spiegare che cosa sia realmente accaduto all’Ufficio del Giudice di Pace, perché sia accaduto e quali responsabilità siano emerse.
Un sindaco amministra l’intera comunità, non soltanto la parte che applaude. E un buon insegnante, prima di correggere i compiti degli altri, dovrebbe ricordarsi di svolgere il proprio. - Il Direttivo Associazione Liberi e Forti Atri -