TERAMO – La vicenda del Delfico, della sua improvvisa ed imprevista chiusura dovuta al sequestro sta prendendo sempre più una china sbagliata. Il sequestro è arrivato come un uragano, ha stravolto la vita di ragazzi, adulti, famiglie, insegnanti, commercianti, lavoratori. Una intera comunità messa in ginocchio in un attimo. Con essa anche la città, il Capoluogo, Teramo. E’ proprio in queste situazioni difficili che la politica può rivelare la sua anima migliore: può intervenire e dare sollievo, prospettare soluzioni, offrire una visione futura rassicurante. Può essere la stella polare per una comunità disorientata e sfiduciata. Divenire il riferimento, l’approdo sicuro.
E’ stato così? Per adesso mi pare proprio di no. Gli studenti, che si sentivano orfani della propria “CASA“ hanno manifestato pacificamente ed hanno espresso delle chiare richieste: 1) vogliamo tornare al più presto nella nostra scuola e nel frattempo che questo accada non vogliamo essere separati in più rivoli e non vogliamo allontanarci da piazza Dante, da quello che per noi è un luogo speciale. Tanti si sono uniti, in maniera corale, a queste legittime richieste: cittadini di Teramo e della provincia, ex studenti e persone che quel liceo non lo hanno frequentato ma di cui tanto hanno sentito parlare. Tutti hanno avuto la sensazione che allontanarsi da quel luogo significava infliggere una ferita mortale ai propri ricordi, alla propria vita, alla propria città.
I latini chiamavano questi luoghi speciali “GENIUS LOCI” come a dire che quel posto avesse una specie di spirito, di atmosfera propria, un significato che andava ben oltre l’aspetto materiale. Una scuola non è solo un edificio; è un luogo di apprendimento, di crescita e socializzazione. E’ un carico di ricordi e di esperienze condivise. Quando una scuola viene chiusa, il genius loci di quel luogo viene a mancare. Gli spazi che un tempo erano pieni di voci, risate e scoperte diventano silenziosi, le aule una volta animate si trasformano in ambienti vuoti. La chiusura di una scuola rappresenta non solo la perdita di un luogo fisico, ma anche la fine di una comunità: la perdita dei legami e delle vicende che gli studenti , gli insegnanti ed il personale hanno vissuto all’interno di quelle mura. Il genius loci di una scuola si manifesta nelle tradizioni, nei riti e nelle interazioni quotidiane. Ogni angolo, ogni aula racconta una storia: il banco dove si è studiato, il cortile dove si sono condivisi momenti di gioia, la biblioteca che ha aperto le porte a mondi nuovi, la piazza degli appuntamenti giornalieri. La chiusura di una scuola segna quindi un cambiamento profondo, una cesura nel continuum delle vite di chi l’ha frequentata.
Ma torniamo al punto, cosa è accaduto? I ragazzi sono stati sistemati, vista l’emergenza, dove è stato possibile. Non si poteva, al tempo, fare diversamente e si è garantito che l’attività didattica non subisse grandi interruzioni. Bene ma poi? La sistemazione che sembra prendere piede è quella relativa all’area della Cona nel polo tecnologico. Una zona distante dall’istituto superiore Delfico-Montauti. Le richieste degli studenti? Tutte disattese. Piazza Dante si svuota, diventa insicura, si degrada e con essa una parte importante della città. Il commercio langue. La chiusura di negozi, soprattutto quelli a conduzione familiare o locali, riduce con un crudele effetto domino l’attrattiva dell’intero centro storico. I negozi non solo offrono beni e servizi, ma arricchiscono anche l’esperienza culturale e sociale del luogo, creano una vivace interazione tra residenti e visitatori. L’assenza di queste attività porta verso la desertificazione e il degrado urbano. Bastano poche, semplici considerazioni per capire che quella prospettata non è la soluzione auspicata.
L’alternativa migliore esiste: il vecchio Stadio Comunale. E’ vicino, capiente, di proprietà pubblica e nel centro storico. Una soluzione temporanea che potrebbe accontentare tutti. Dico tutti. Anche gli amanti del calcio che vedono di malgrado l’uso dello stadio in maniera insolita. Basterebbe illustrare il fatto che si tratta di una scelta provvisoria, si potrebbe chiedere solidarietà al mondo sportivo che in tante occasioni ha già dimostrato questa propensione. Una specie di abbraccio speciale fra la cultura classica e la cultura sportiva. Un piacevole slogan del calcio cittadino recita così: a difesa della città. Giusto ed è proprio di questo che c’è bisogno. Non si tratta di difendere un istituto scolastico, c’è molto di più. Si tratta di unirsi, di stringersi per difendere una comunità, un luogo speciale, appunto un Genius Loci, ma in fondo anche una città intera: la propria.
Per questo motivo lancio un appello pubblico ai decisori principali in questa vicenda: al Sindaco di Teramo ed al Presidente della Provincia. Al Sindaco D’Alberto affinché metta al più presto a disposizione, per un periodo limitato, il Comunale ed al Presidente D’Angelo affinché riveda la sede dei moduli scolastici ad uso provvisorio e accetti questo luogo come sede temporanea del Delfico.
E’ tempo che la politica si metta davvero al servizio dei cittadini. Lo si dice in tutti i comizi, facciamo che accada. Spegnere la comunità del Delfico e delle scuole annesse, allontanandola dai propri luoghi vuol dire avviare il centro storico verso un declino irreversibile. Spostare il convitto in un luogo poco fruibile significa condannarlo alla fine. Quali genitori vorrebbero confinare i propri figli a vivere in un ambiente periferico e senza socialità? Ho parlato, non a caso, di politica in senso generale. Non ho specificato posizioni partitiche, non è il tempo di contrasti. E’ tempo di unire le forze, ognuno per quello che può, per trovare soluzioni e non tradire le aspettative dei cittadini. Sarebbe grave non farlo: non soddisfare le richieste della comunità, che è stata ben chiara, sarebbe una grande, imperdonabile sconfitta.
Il mio timore è che l’interesse mediatico per il Delfico-Montauti si possa attenuare, che si possano accettare situazioni sbagliate ma già intraprese. Sarebbe un vero disastro ma siamo ancora in tempo. Per scongiurare questa eventualità cercherò, per quello che posso, di tenere sempre viva l’attenzione. Ho già indossato in Consiglio Provinciale una maglietta con la scritta: DELFICO GENIUS LOCI, continuerò a farlo nelle prossime sedute nella speranza che non passi inosservata e che magari anche qualcun altro si unisca a me. E speriamo che lo spirito del Delfico ci dia una mano. Forza Teramo. – Luciano Giansante Consigliere Provinciale –