All’inizio c’erano i “Vini e Oli”, negozi in cui spesso il vino arrivava in damigiane dalle campagne per poi essere rivenduto sfuso. Piano piano la bottiglia faceva il suo ingresso all’interno di questi esercizi: prima qualche etichetta locale, poi quelle delle regioni vicine, e infine le referenze iniziarono a provenire da tutta Italia, finanche dal mondo, trasformando la vecchia bottega in enoteca. Ma l’evoluzione del commercio è un processo continuo: a volte subisce battute d’arresto, ma inesorabilmente avanza a favore delle richieste del mercato. Così, già alla fine degli anni Settanta, qualche illuminato enotecario iniziò a scardinare un mondo che negli anni si era arroccato in eccessivo formalismo, tanto nella vendita quanto nel servizio, iniziando a proporre il vino in maniera più divertente. Nacquero le prime enoteche con mescita ed è difficile dire se furono queste ad accrescere l’interesse del pubblico o se fu quest’ultimo l’artefice della trasformazione, guidato dalla voglia di conoscere sempre di più il mondo del nettare di Bacco. Oggi il vino ha perso molta (ma non tutta) di quell’aura di elitarismo che conservava fino a qualche anno fa, e il motivo va ricercato innanzitutto nella capillare rete distributiva che agisce attualmente su tutti i livelli. Fino a dieci-quindici anni fa, infatti, non c’erano dubbi: per comprare una bottiglia di qualità si andava in enoteca. Oggi è tutto molto più facile e difficile al tempo stesso. Le possibilità di acquisito sono infinite: le grandi bottiglie non solo fanno bella mostra sugli scaffali della grande distribuzione, ma grazie ai negozi on-line arrivano a casa con un click. Più che mai importante, quindi, avere a disposizione una mappa dei migliori indirizzi. Un lavoro complesso, date le molteplici sfaccettature del settore. Al di là delle enoteche “classiche”, ci sono anche quegli esercizi nei quali alla vendita al dettaglio si è affiancata la mescita: sono molte le attività che nel corso degli anni hanno cambiato pelle trasformandosi da bottiglierie a enoteche con mescita; per non parlare dei wine bar, di fatto oggi dei veri e propri ristoranti, che in alcuni casi sono stati inseriti, proprio in virtù dell’estrema ibridazione degli esercizi. Ma i cambiamenti, come accennato all’inizio, non fanno parte soltanto del mondo delle botteghe: il vino è prodotto multiforme che si è fatto strada sempre più prepotentemente sui tutti i canali distributivi. Ecco allora che accanto alle enoteche classiche, alle bottiglierie storiche, o ai negozi a tema “vini naturali” figurano, opportunamente segnalati, anche i migliori corner della grande distribuzione organizzata. Infine una sezione è dedicata ai wineshop on-line, entità che non hanno negozi fisici ma che vendono vino esclusivamente sulle loro piattaforme digitali. La guida Enoteche d’Italia del Gambero Rosso include oltre 320 indirizzi di grande affidabilità fra i quali abbiamo individuato 54 punte d’eccellenza, che sono contraddistinte da un nuovo simbolo, i Tre Cavatappi. Tra queste 54 eccellenze anche quest’anno l’Enoteca centrale di Teramo dei fratelli Perpetuini.

https://www.gamberorosso.it/ristoranti/scheda-enoteca/enoteca-centrale-4/

Sono lontani i giorni del piccolo bar. Anche se oggi per oculata scelta  non c’è più la gente che si affolla al bancone dove si stappavano bottiglie incredibili di ogni formato, dalle magnum di Stelio Gallo ai Trebbiano di Valentini, “strillandole” come al mercato e bruciandole all’istante in una mescita al calice fuor dell’ordinario.

E’ rimasta la passione ma ora dedicato all’asporto (con molto Abruzzo e bolle dentro), l’idea di proporre in zona gialla alcuni sfizi caldi  della tradizione teramana da maritare ai calici.

Auguri e complimenti a questa eccellenza teramana doc.

 

di Leo  Nodari