VALLE CASTELLANA – La Corte di Cassazione ha dato il via libero al referendum promosso dal Comune di Valle Castellana (Teramo) per l’annessione alle Marche e in particolare alla provincia di Ascoli Piceno.
Rispetto a questo tema la Provincia di Teramo e la Regione Abruzzo non si è pubblicamente mai espressa, anzi sembra quasi che sia d’accordo con la scelta promossa dal Comitato promotore del Referendum per liberarsi di questo esteso territorio.
Il dibattito aperto in questo periodo proprio sul Referendum fra gli abitanti dei borghi di Valle Castellana ha portato allo scoperto con veemenza ancora una volta tutte le problematiche che da anni affliggono il territorio. Un territorio appunto che, seppure a vocazione agroalimentare, pastorizia e turistica con forte possibilità di sviluppo, è invece attanagliato dai grossi problemi che vanno dalla assenza di servizi scolastici, di assenza
minima di primo soccorso sanitario, di mobilità e viabilità.
Siamo in presenza di una amministrazione comunale abbandonata a se stessa e senza sostegno sia della Provincia di Teramo che della Regione Abruzzo, presa al contrario dallo sviluppo territoriale di altri siti regionali come l’Aquila, Chieti e Pescara.
Un tale atteggiamento politico regionale e provinciale sta dando certamente una spinta sempre più importante di una adesione al passaggio alla Provincia di Ascoli Piceno anche se esiste in diversi abitanti la convinzione che questo passaggio verso Ascoli non possa essere la panacea e quindi possa assicurare una vita migliore.
Certamente la conformità del Territorio e la dislocazione dei Borghi, da quelli più vicini ad Ascoli Piceno a quelli più vicini a Teramo, potranno creare un ulteriore problema allo svolgimento del Referendum con scelte differenti legate non tanto ai temi veri di politica gestionale di un territorio ma della vicinanza chilometrica a Teramo o ad Ascoli.
In questa situazione sarà necessaria una immediata presa di posizione della Regione Abruzzo e della Provincia di Teramo con l’apertura di un tavolo urgente con il Comune di Valle Castellana, Il Parco Nazionale dei Monti della Laga e la Comunità Montana per affrontare un patto territoriale di sviluppo, che assicuri servizi, lavoro e rientro di
giovani, che affronti lo sviluppo agroalimentare dei prodotti tipici come legumi e castagne, allevamenti come ovini e bovini, turistici e recupero dei borghi.
La Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo se ancora saranno ancora latitanti si renderanno i soggetti responsabili di uno smembramento del Territorio di Valle Castellana con ripercussioni politiche di immagine nazionale ed europea che si potranno ripercuotere anche sui finanziamenti.
Se dovesse vincere al Referendum il SI tutte le ripercussioni politiche, amministrative e giuridiche non potranno essere certamente imputate agli abitanti di Valle Castellana ridotti all’esasperazione.

 

Domenico Di Simone