TERAMO – Secondo l’accusa, nella sua veste di responsabile dell’unità operativa della Rsa Villa San Romualdo di Castilenti, non avrebbe vigilato sul lavoro degli infermieri, concorrendo così a cagionare la morte della 77enne pescarese Giuliana dell’Elce, morta a dicembre del 2015 all’ospedale di Atri dove era stata trasportata d’urgenza a causa delle complicanze di una sepsi secondaria ad una piaga da decubito.

Un’accusa che questo pomeriggio, al termine dell’udienza preliminare davanti al gup Marco Procaccini, è costata al cardiologo Enrico Marini il rinvio a giudizio per omicidio colposo. Il processo a carico del professionista si aprirà a febbraio. Stralciata, invece, la posizione di un secondo indagato, un’infermiera polacca all’epoca caposala presso la Rsa, dichiarata irreperibile.

La Procura, titolare del fascicolo il pm Enrica Medori, contesta ad entrambi di aver messo in atto tutta una serie di condotte negligenti che avrebbero alla fine causato il decesso della donna: all’infermiera, in quanto caposala, di non aver applicato i protocolli e le procedure relative alla prevenzione delle “lesioni da pressione” insorte sulla 77enne, affetta da demenza senile e ricoverata nella Rsa, e di non averle successivamente trattate secondo i relativi protocolli, e a Marini, in qualità di responsabile dell’unità operativa della Rsa,di non essersi adoperato,come si legge nel capo di imputazione, “per impedire e vanificare la condotta macroscopicamente colposa del personale infermieristico così concorrendo con le condotte gravemente negligenti ed omissive sopra descritte a cagionare la morte” della signora.

(ANSA)