TERAMO – Domenica 6 aprile (ore 17:30) ultimo appuntamento primaverile della XXXII Stagione Concertistica 2025 dell’Associazione “Benedetto Marcello” di Teramo, presso l’Auditorium Santa Maria a Bitetto. Ospite del pomeriggio musicale il trio “HISTOIRE TRIO” violino, clarinetto e pianoforte con Piero Binchi, Stefano Bellante e Silvia Di Domenico.
Piero Binchi, dopo aver compiuto gli studi al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze si è perfezionato alla Scuola di Musica di Fiesole.
Svolge attività concertistica soprattutto in formazioni cameristiche, con un repertorio che spazia dalla musica barocca a quella del XX secolo esibendosi, oltre che in Italia, anche in Francia, Germania, Austria, Venezuela e Argentina. È stato titolare della cattedra di violino presso il Conservatorio “L. D’Annunzio” di Pescara.
Stefano Bellante si è diplomato giovanissimo in Clarinetto al Conservatorio di Pescara e si è successivamente perfezionato con Luciano Cerroni, per il repertorio cameristico, e con Vincenzo Mariozzi per quello solistico. Ha inoltre frequentato i corsi dell’Accademia Chigiana di Siena e degli “Amici della Musica” di Firenze, collabora con l’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la guida di prestigiosi direttori quali Sinopoli, Chung, Plasson, Tielemann e con importanti solisti come Pogorelich, Giuranna, Ughi ecc. Dal 1979 è titolare della cattedra di Clarinetto al Conservatorio di Musica di Pescara.
Silvia Di Domenico, premiata in numerosi concorsi, contemporaneamente all’attività concertistica segue studi musicologici laureandosi con 110 e lode al Dams di Bologna. Successivamente matura forte interesse sui metodi di consapevolezza corporea sperimentando varie pratiche. Dal 2016 tiene i corsi di Tecniche di consapevolezza ed espressione corporea e Fisiologia dell’esecuzione musicale al conservatorio di Pescara.
Il trio propone “DALLA RUSSIA ALL’ARMENIA” programma dedicato al ‘900 russo con le musiche di Khachaturian, Stravinsky, Shostakovich e Arutiunan.
L’inserimento del clarinetto nella ben consolidata formazione del duo violino e pianoforte e nella altrettanto tradizionale struttura del trio pianoforte, violino e violoncello – in questo caso il clarinetto prende il posto del violoncello – determinò una situazione nuova e altamente intrigante per i compositori da fine ‘800 fino a tutto il ’900. Le relazioni strumentali che da Haydn in poi avevano attribuito al violino il ruolo di guida tematica con il sostegno del pianoforte, destinando al violoncello spesso un ruolo di supporto armonico, vengono completamente stravolte.
La presenza di due strumenti su tessiture molto più vicine dà una coloratura più chiara, a volte addirittura aspra, alle composizioni destinate a questa formazione ma non solo; l’inserimento di un “sostituto” permette al violino di abbandonare a volte il suo ruolo di guida tematica e passare, seppur momentaneamente, ad un ruolo intermedio o addirittura di “accompagnamento”. Tutto ciò anche grazie al rapidissimo sviluppo tecnico e sonoro del clarinetto nell’800 e alla parallela evoluzione della tecnica strumentale; ed ecco che al compositore si aprono colorature, suggestioni e sonorità mai udite fino ad allora.
Non deve sorprendere pertanto l’interesse che questa “nuova” formazione ha destato fin da subito in coloro che cercavano nuove strade. È il caso degli autori proposti in questo programma dedicato al ‘900 russo. Forte il fascino esercitato su di loro dalle spinte innovatrici di matrice occidentale, seppur mitigate dalle imposizioni del regime politico; e altrettanto intensa la curiosità per il folklore e la cultura popolare come fonte di ispirazione. I cinque pezzi del giovanissimo Dmitry Shostakovich, originali per 2 violini e pianoforte, ispirati ai ritmi della danza settecentesca rappresentano un tributo alla grande tradizione europea, riferimento per una intera generazione di compositori russi, ivi compreso Igor Stravinsky costretto dallo stravolgimento politico della Rivoluzione a rifugiarsi in Svizzera e poi in Francia. E proprio in Europa Stravinsky può finalmente liberare la sua creatività realizzando un’opera iconica: L’Histoire du Soldat, un modello praticamente perfetto di contaminazione tra tradizione letteraria russa e cultura musicale occidentale.
Con il Trio di Aram Khachaturian e la Suite di Alexander Arutiunian infine, ci troviamo immersi nella cultura armena e le sue melodie popolari. I due musicisti, infatti, pur se di epoche differenti, Khachaturian nasce a Tiblisi nel 1903 e muore a Mosca nel 1978 mentre Arutiunian nasce nel 1920 a Erevan in Armenia dove poi morirà nel 2012, attingono entrambi a quel patrimonio di melodie e ritmi tipici della cultura dell’Asia centrale, di quella armena in particolare, che conferiscono ai brani un tocco di esotismo grazie al quale realizzano appieno la poetica del realismo socialista intesa come immediatezza e facilità di ascolto.
L’ingresso al concerto è di 10,00 euro, biglietto ridotto under25 a 5,00 euro. Biglietti su ciaotickets o acquistabili all’ingresso.